Li hanno definiti eroi, ma loro sono le stesse persone che lavoravano sodo anche quando la sanità subiva tagli e ridimensionamenti nell'indifferenza di tanti. Forse eroi lo sono diventati proprio per questo, perché adesso si ritrovano ad affrontare una guerra devastante, contro il nemico più subdolo e pericoloso, con poche armate e ancora meno armi. Ma nell'attesa di quei "rinforzi" loro, gli operatori sanitari, non possono permettersi di indietreggiare nemmeno di un centimetro nella trincea della lotta contro il Covid-19 che, di contro, continua la sua rapida e inarrestabile avanzata in prima linea mietendo vittime e contagi. Il coraggio, a questi addetti ai lavori che nella vita hanno scelto di mettersi al servizio dei malati, non è mai mancato ma l'attuale emergenza sta richiedendo soprattutto a loro un dazio troppo oneroso come mai era accaduto prima, anche al cospetto di altri virus minacciosi. Li ha costretti all'autoisolamento, a turni massacranti, allo sconforto, alla possibilità di finire in un istante da operatore sanitario a paziente.
Tra i soldati più esposti al rischio di contagio ci sono gli infermieri del reparto di Terapia intensiva, una quarantina di uomini e donne che affrontano l'emergenza del Coronavirus insieme a una decina di medici, una mezza dozzina di ausiliari, portantini e addetti alle pulizie nel presidio dell'ospedale Goretti di Latina che, proprio alla luce della gravità della situazione, la Asl sta trasformando in una struttura incentrata alla battaglia contro il Covid-19. Un gruppo di questi infermieri, con anni di esperienza alle spalle, ha deciso di raccontare cosa significa affrontare il virus nel reparto più a rischio anche per sensibilizzare la gente a seguire le direttive ministeriali senza trasgressioni di sorta.