"L'Italia ha bisogno di ripartire, da subito. Non si può attendere ancora. Abbiamo ascoltato le parole pronunciate ieri dal Premier Conte e siamo rimasti scioccati soprattutto per ciò che non abbiamo sentito. Se è possibile circolare con qualche restrizione in meno, perché non aprire in assoluta sicurezza tutta una serie di esercizi commerciali che invece rimarranno chiusi ancora per lungo tempo? Aprono musei e librerie, ma non tanti altri tipi di esercizi. Perché la stessa cosa non viene fatta nei confronti dei gestori dei bar o dei ristoranti per quale motivo bisogna attendere giugno anche per i parrucchieri? Cosa cambierebbe da oggi a fine mese?"

Queste le perplessità riguardo alla cosiddetta Fase 2 dell'emergenza Coronavirus in Italia affidate ad una nota stampa da parte del  senatore di Forza Italia, Claudio Fazzone, che prosegue:

"Analogo discorso per gli stabilimenti balneari alle prese con una stagione già iniziata. Allungare i tempi della loro riapertura significherebbe rendere ancor meno produttiva l'annata. Impensabile tenere chiuse queste attività per un altro mese soprattutto quando al contrario potranno riaprire i negozi di vendita al dettaglio, i musei e le biblioteche. Eppure ci sarebbe la possibilità di riattivare questi esercizi seguendo i dovuti protocolli di sicurezza. I parrucchieri sono costretti a sostenere costi fissi come affitti e bollette. Lo stesso discorso vale per i ristoratori ed i baristi. Si potrebbe consentirne la riapertura pur con regole stringenti e magari intervenire con provvedimenti di sostegno economico concreti. Attendere ancora più di un mese per far riavviare loro l'attività senza aiuto significa condannarli al fallimento. Sarebbero necessari contributi a fondo perduto come hanno fatto altri Paesi, ed invece il nostro governo nel decreto ‘Cura Italia' ha preferito somministrare la liquidità con la formula del prestito con il vincolo della restituzione. Così facendo le nostre imprese sono costrette ad indebitarsi ulteriormente pur di sopravvivere. Il presidente Conte dovrebbe finirla di indire conferenze a reti unificate prima ancora di firmare i decreti. Venga in Parlamento per confrontarsi. Magari riceverebbe suggerimenti preziosi. Decisioni così importanti sarebbe opportuno prenderle ascoltando i rappresentanti del Paese, piuttosto che nelle segrete stanze".