Sono arrivate fino ai confini di Ardea e Pomezia le indagini della Guardia di finanza del Terzo Nucleo operativo metropolitano di Roma - coordinato dal tenente colonnello Andrea Fegatelli - volti a contrastare comportamenti illegali da parte chi sfrutta l'emergenza Coronavirus per trarne dei profitti.

In particolare, in un opificio che si trova proprio al confine fra i territori ardeatino e pometino, i finanzieri hanno trovato oltre 420mila confezioni di prodotti igienizzanti nella cui etichetta erano riportate proprietà disinfettanti, sebbene mancasse la prescritta autorizzazione del ministero della Salute. Le Fiamme gialle sono iniziate in alcune rivendite della Capitale e sono poi arrivate in provincia.

Tra l'altro, nel medesimo contesto, i finanzieri hanno anche recuperato più di 100mila articoli - tra mascherine protettive e termometri ottici con rilevamento a distanza non conformi alla normativa comunitaria e nazionale - in vari esercizi commerciali disseminati nel quartiere Prenestino. "I dispositivi di protezione individuale, in particolare - si legge in una nota -, recavano indebitamente il marchio CE, mentre, in altri casi, erano posti in commercio in difetto della prescritta autodichiarazione inviata all'Istituto Superiore di Sanità e all'I.N.A.I.L. per l'attestazione delle caratteristiche tecniche e il rispetto dei requisiti di sicurezza, deroga consentita in via eccezionale dal Governo proprio per fronteggiare l'emergenza sanitaria in atto".

In più, all'interno del magazzino di una società riconducibile a un cittadino cinese i militari hanno anche rinvenuto oltre 354.000 calzature riproducenti i modelli e i marchi contraffatti di note case di alta moda nazionali e straniere. Al termine delle operazioni sono state otto le persone denunciate alla Procura della Repubblica di Roma per i reati di frode in commercio, ricettazione e vendita di prodotti contraffatti.