L'intervista
27.03.2026 - 12:30
In occasione della data zero di “Dilf - La Paternità Spiegata Malissimo” di Matteo Monforte e Pierpaolo Spollon, in programma al Teatro Nino Canale di Fondi per la sera del prossimo 2 aprile alle ore 21, abbiamo raccolto alcune riflessioni dell’attore sul cambiamento del rapporto tra padri e figli, tra passato e presente.
Lo spettacolo, diretto da Mauro Lamanna, è presentato da Comune di Fondi e Atcl in collaborazione con Vincenzo Berti e Gianluca Bonanno per l’agenzia Ventidieci.
Cosa ha scoperto osservando la differenza tra suo nonno, suo padre e la sua esperienza?
«La paternità è cambiata radicalmente nel tempo, e si tende a pensare in meglio anche se, come si dice, l’ardua sentenza spetterà ai posteri. Sicuramente è migliorato il tempo che i padri dedicano alla famiglia e ai figli. Per fare un esempio, una statistica italiana degli anni ’60 indicava che un padre trascorreva mediamente appena 20 minuti al giorno con i propri figli: davvero pochissimo. Oggi quel tempo è aumentato in modo significativo, e questo ha portato anche a cambiamenti biologici osservabili grazie alle tecnologie attuali. Un uomo che passa molto tempo con i figli subisce infatti trasformazioni ormonali: aumenta l’ossitocina (legata alla relazione e alla cura), aumenta la prolattina e diminuisce il testosterone. Anche il cervello cambia, diventando più efficiente nelle aree legate all’empatia. Al di là degli aspetti scientifici, però, il punto centrale resta uno: il tempo. Il tempo che oggi possiamo finalmente dedicare ai nostri figli».
Come si trova l’equilibrio tra riflessione e comicità nello spettacolo?
«È probabilmente la cosa più difficile. Nessuno impara davvero qualcosa se qualcuno sale in cattedra e dice ‘questa è la verità, imparate’. Io credo molto di più nella riflessione indiretta: ti racconto qualcosa, ci rido sopra, la alleggerisco. Magari lì per lì sembra solo intrattenimento, ma poi la sera, tornando a casa, qualcosa resta. Un pensiero, un dubbio, un piccolo seme piantato senza accorgersene. È lo stesso approccio che uso anche con mio figlio: unire ironia e serietà, dire le cose come stanno ma senza perdere leggerezza. Raccontarle e poi, subito dopo, sdrammatizzarle».
Il suo spettacolo suggerisce che per cambiare il padre bisogna cambiare l’uomo: da dove dovrebbe partire questo cambiamento?
«Sì, il cambiamento è prima di tutto intimo. Una delle rivoluzioni più importanti è stata l’introduzione del congedo parentale, nato anche grazie alle battaglie femministe per una maggiore parità. Questo ha permesso ai padri di stare più tempo con i figli e ha avuto effetti profondi: non solo sociali, ma anche biologici. Stando a casa con un bambino, l’uomo cambia davvero, anche a livello fisico e ormonale. È da lì che parte tutto: dall’esperienza diretta, dal vivere davvero la relazione con i figli».
Non è la prima volta che affronta l’argomento paternità. C’è un momento che la sorprende per la reazione del pubblico?
«Mi colpisce molto osservare le reazioni quando parlo di punizioni corporali, un tema sempre delicato e dibattuto. Ma anche quando racconto le difficoltà quotidiane: far mangiare i figli, vestirli, portarli a scuola… Tutte situazioni che generano uno stress non indifferente nella vita di oggi. Le reazioni sono diverse: c’è chi annuisce, chi storce il naso, chi si riconosce e chi invece resta spiazzato. E poi c’è chi dice: ‘Alla fine non è mai morto nessuno’, ed è una posizione che esiste ancora. È bello proprio per questo: ognuno arriva con la sua esperienza, e qualcuno si lascia sorprendere. Questa è la soddisfazione più grande».
Il pubblico maschile e quello femminile reagiscono in modo diverso?
«Spesso le donne reagiscono con un ‘te l’avevo detto!’. È come se dicessero: ‘Vedi? Quando ti dicevo di svegliarti anche tu di notte, non era una scusa!’. Gli uomini, invece, sono a volte un po’ più resistenti quando si trovano davanti a certe verità. Però vedo che, parlandone, le cose stanno cambiando. Il ruolo del padre è già cambiato nella realtà: ora deve aggiornarsi anche la società, dal punto di vista culturale e legislativo. La maggior parte dei padri è già diversa, bisogna solo che tutti se ne rendano conto».
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