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L'intervista

La regista Emanuela Rossi: "Così nasce il film Eva"

Venerdì 24 aprile con l'attore Edoardo Pesce sarà al Cinema Corso di Latina per l'anteprima di Lievito

La regista Emanuela Rossi: "Così nasce il film Eva"

“Eva”, il cinema interroga il futuro. L’opera seconda di  Emanuela Rossi, apre l’XI edizione di Lievito venerdì 24 aprile alle 21  al Cinema Corso di Latina: una storia intensa che diventa manifesto ambientale, sostenuta da associazioni e accompagnata da un incontro con il pubblico. Il film arriva nelle sale accompagnato da una rete di sostegno significativa, che coinvolge realtà come Greenpeace Italia, ISDE Italia (Medici per l’Ambiente) e l’associazione ContiamoCi!, impegnate nella promozione e nel dibattito attorno ai temi sollevati dalla pellicola: ambiente, infanzia e malattia.  Ne parliamo con la regista, che sarà presente in sala  con l’attore Edoardo Pesce, introdotti e intervistati dal regista Renato Chiocca.


Come nasce l’idea di Eva? C’è stato un momento o un evento preciso che ha acceso questa storia? 

«Sì, ci sono stati due momenti. Il primo è stato quando mi trovavo sotto l’ospedale Bambino Gesù di Roma: vedevo questi bambini scendere le scale insieme ai genitori, visibilmente provati. Da lì ho iniziato a riflettere sul fatto che potessero essere in pericolo, anche a causa dell’inquinamento e di tutte le sostanze nocive presenti nell’ambiente. In quel periodo, parliamo di 4-5 anni fa, io stessa non stavo bene, e questo ha contribuito a farmi sentire l’urgenza di parlare di questi temi».


Il film ruota attorno a una domanda  forte: “Esiste ancora un posto sicuro per i bambini?”
«È nata un po’ come un’intuizione. Eravamo appena usciti dal Covid, quindi c’era già una sensazione diffusa di pericolo. Col tempo, però, questa domanda è diventata ancora più urgente. Durante gli anni necessari per realizzare il film, sono successe molte cose che hanno rafforzato questa percezione. Mi sono convinta che fosse giusto raccontare questa storia. Fare un film indipendente in Italia è molto complesso, soprattutto per quanto riguarda la ricerca dei fondi, ma la convinzione di stare lavorando a qualcosa di necessario mi ha spinta ad andare avanti».


Com’è stato lavorare con Carol Duarte ed Edoardo Pesce?
«Carol Duarte è un’attrice straordinaria, una di quelle che, come si dice nel gergo, ‘saprebbe recitare anche una sedia’. Avevo bisogno di una figura particolare per Eva: un personaggio quasi fuori dal mondo. Carol, anche per la sua origine brasiliana, porta con sé una certa unicità, una dimensione diversa. Ha vissuto esperienze legate alla natura, agli spazi aperti, e questo mi affascinava molto. Quando le ho proposto il film, inizialmente ha rifiutato per impegni, ma sono andata fino a San Paolo per convincerla. Edoardo Pesce, invece, è molto diverso: più aperto, più concreto. Se Eva è un personaggio misterioso, lui rappresenta la dimensione più terrena. L’ho scelto perché lo vedevo perfettamente nel ruolo di un padre protettivo, un apicoltore legato alla realtà».


Il film è stato presentato al Torino Film Festival: che riscontro ha   ricevuto?
«È un film che si presta molto al dialogo con il pubblico, anche se oggi noto una certa timidezza negli spettatori. Si è un po’ persa l’abitudine al confronto diretto, mentre invece è una parte bellissima del cinema: ogni persona offre uno sguardo diverso e ti aiuta a scoprire aspetti del tuo stesso film. A Torino il riscontro è stato positivo. In particolare il direttore, Giulio Base, ha mostrato grande entusiasmo fin da subito: credo che abbia deciso di inserirlo in concorso appena l’ha visto. Il film è stato presentato anche al Los Angeles Italia Film Festival, dove ho ricevuto feedback incoraggianti. Certo, è un film ‘lontano dall’algoritmo’, come dice Edoardo Pesce: non è lineare né conciliatorio, quindi non è per chi cerca qualcosa di semplice».

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