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Lo spettacolo

"Porto in scena l'avidità": Nancy Brilli al teatro di Fondi

Nel ruolo di una donna manipolatrice e crudele, è l'interprete di "Il padrone"

"Porto in scena l'avidità": Nancy Brilli al teatro di Fondi

Nancy Brilli in scena (Foto di Ornella Foglia)

“Il padrone” arriva sul palco del nuovo  Teatro Nino Canale,  e  l’attrice  Nancy  Brilli è  pronta a indossare i panni di una donna manipolatrice e avida, che ben rappresenta i lati più oscuri dell’animo umano. La commedia, tra i testi più avvincenti di Gianni Clementi, ci riporta a quanto accaduto nel 1938,  quando entrarono in vigore le leggi razziali. Fu allora che  si diffuse tra gli ebrei la pratica di intestare a dei prestanomi i propri beni per tornarne in possesso una volta  finita la guerra. Nella storia portata in scena, accade così che dopo ben  13 anni qualcuno bussa alla porta  di Marcello e Immacolata Consalvi.  Ispirato da una vicenda vera, Clementi dà vita a un lavoro che accende i riflettori sul potere, sulla voglia di apparire e sul grado di aberrazione  che può raggiungere l’uomo nel nome dei privilegi acquisiti.


Una storia che si svolge nel 1956, ma che purtroppo ha in sé molti  tratti della nostra attualità.

Ci fa molto piacere parlarne con  Nancy Brilli, qui diretta da Pierluigi Iorio (aiuto regia,  Federico Le Pera)   e in scena affiancata da Fabio Bussotti e Claudio Mazzenga.  Il  nostro dialogo con l’attrice,  toccherà anche interessanti riflessioni personali  sull’etica contemporanea, sul valore culturale della commedia e sul rispetto nei confronti del pubblico.

Sabato 10 gennaio porterà a Fondi una commedia che contiene un ampio registro di sentimenti, a tratti spassosa ma anche molto ‘cattiva’, sicuramente non banale.
«È esattamente così, una storia che vede due personaggi totalmente manipolati dalla protagonista, Immacolata, che di immacolato in realtà non  ha nulla. È un’arrampicatrice sociale,  una donna con un animo volgare, come anche oggi se ne vedono tantissime, no?  Persone esteriormente perfette, e all’interno  marce fino al midollo.  Non avevo mai interpretato un ruolo come quello di Immacolata. Come vi sono entrata? Sono un’attrice, e quindi l’ho fatto. In verità non credo tanto nella ‘immedesimazione totale’ di cui parlano alcuni colleghi, ma credo invece che  ognuno di noi  nel proprio animo  abbia il bianco e il nero.    Basta sapere dove andare a pescare. Certo, ad essere come  Immacolata non ci riuscirei».

Lo spettacolo è noto sia con il titolo  “L’Ebreo” sia come “Il Padrone”,   le chiedo se è stato un  cambio di titolo  necessario  nel contesto che si è creato  a seguito del conflitto in Medio Oriente.«Lo spettacolo nasce inizialmente con il titolo ‘Il  padrone, ovvero l’ebreo’. Gianni Clementi, nostro autore vivente e di successo, lo aveva intitolato così. Poi ci sono stati dei seri problemi, minacce e così via,  quindi ora si intitola ‘Il padrone’. Voglio evidenziare però che il testo non  ha riferimenti né politici  né contemporanei. È una storia ambientata nel 1956, la famosa nevicata di Roma, attraverso la quale  l’autore intende raccontare  che cosa  le persone possono arrivare a fare pur di arrivare ad avere dei privilegi».


È   uno tra i primi spettacoli in un teatro da poco inaugurato, e un teatro che apre è sempre una bellissima notizia.  Lei crede ancora nel rapporto con il  pubblico  ai tempi di oggi?
«Caspita, un teatro che apre o riapre è una  bellissima notizia. Per quanto riguarda il rapporto pubblico/teatro, certo che ci credo. Non potrei pensare altrimenti di fronte ai sold out e alle sedie aggiunte.  A me piace molto poi, il tacito accordo tra il pubblico e l’attore in scena,  è come un ‘patto profondo’ tra amici: per un breve tempo si accetta di credere insieme a una finzione, creando un'energia unica che esiste solo in quel momento e non si ripeterà mai uguale la sera successiva. Nel caso specifico, io sono  Immacolata e non più la Nancy Brilli che tutti conoscono.   È come  entrare nella profondità in un libro».


Lei è un’amante  della commedia?
«Sì, della commedia fatta bene. Non si sa perché in Italia la commedia sia posta su uno scalino più basso rispetto al dramma e alla tragedia, eppure  qui abbiamo una vera Scuola e un certo tipo di commedia l’abbiamo inventata proprio  noi italiani. Credo che sia un genere che  possa stimolare riflessioni intime e profonde, un mezzo per veicolare messaggi intelligenti. La commedia fatta bene suscita una comicità della quale non ci si vergogna, perché trasmette sempre qualcosa».

Se fosse un Direttore Artistico, che  tipo di teatro sarebbe il suo?
«Un teatro per il pubblico. Neanche troppo tempo fa mi è  successo di incontrare un regista  che come cappello iniziale della sua presentazione ha detto: ‘Sia chiaro che del pubblico non me ne frega niente'.  Ho risposto: ‘Guarda, allora salutiamoci prima ancora di iniziare le prove,  perché invece per me il pubblico è sovrano’.  Che cos’è questa presunzione registica? Il pubblico poi ti dà una gioia immensa e non  gli sfugge niente. Quindi finiamola con questa storia che il pubblico è scemo e puoi prenderlo in giro!».   

Lei è anche produttrice dello  spettacolo, ci parla di questa nuova veste e del progetto che c’è dietro?
«Lo spettacolo è una coproduzione mia con Società per Attori e dietro sì,  c’è un progetto a lungo termine ma preferirei parlarne  quando l’accordo sarà  ufficializzato.  Posso dire però che  volevo che ‘Il Padrone’ avesse  una qualità di scene (Alessandro Chiti), costumi (Josè Lombardi), luci (light designer Javier Dell Monache) e  e attori molto molto alta. Volevo tutto al massimo livello.  Il risultato è veramente bello, credetemi.  Ovviamente lo dico perché ci sto io (ride, ndr), ma lo dico anche perché  guardandolo  da fuori ha esattamente tutto quello che vorresti  in uno spettacolo di prosa. Ho visto poi, da dopo il covid,  talmente tante ‘letture’ di attori in giro: un microfono... una lucetta... il fondino nero. Direi anche basta, è qualche cosa che  può andare bene nei teatri off, ma in tournée  devi portare  altro. La prosa è altro! Ci vuole rispetto per il pubblico».

Che cosa chiede Nancy Brilli  al nuovo anno?
«Allora... guardi... oggi mi si allineano nel segno ben sei pianeti insieme. È un fatto che non succedeva da 160 anni,  qualche cosa vorrà dire? Io comunque già  sento un’ottima energia, e non so perché».

Un’energia che l’accompagna spesso tra teatro, cinema e l’avventura recente di ‘Ballando con le stelle’ che forse  non le ha lasciato un ricordo troppo felice.
«No, non è vero. Mi ha lasciato il ballo, mi ha lasciato il grandissimo divertimento,  mi ha detto che a 60 anni può capitare  che un maestro bravissimo, campione internazionale, ti piglia e ti  ‘sbatacchia’ a testa in giù.  Poi ci sono  le necessità di trasmissione,  e quindi quella di mettere una giuria un po’ ‘sgarbata’. Io non sono stata disposta ai battibecchi, e se non lo sei alla fine  ti mollano. Se  faccio questo mestiere da 40 anni non posso permettere che certe situazioni mi turbino, però  a furia di dire che ‘non è personale’, poi diventa ‘personale’ perché gli attacchi sono tali. Basti pensare alla battuta  detta quando è  morta la mia cagnolona: “Mica ti possiamo dare il bonus cane morto!’.  Allora puoi decidere di scendere dalla pista perché senti che non è più il tuo gioco. E forse non è neanche più un gioco.  In tutto questo c'è da dire che Milly Carlucci è unica, tutto è sotto il suo controllo: lei guarda le scarpe, la luce, le inquadrature. È una vera direzione artistica la sua,  e credo che sia l'unica donna in Rai ad avere un ruolo  tale. Ammirevole!»

Che progetti lavorativi  ci sono invece dietro l’angolo? 
«Per adesso posso solo dirle che sarà un anno pieno di lavoro».

 E se il piano astrale non mente...,  auguriamo  a Nancy Brilli nuovi grossi successi!.

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