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Formia, il fatto

Ricorso al Tar sulla interdittiva antimafia applicata alla «Fab Fab»

L'esame previsto nei prossimi giorni, ecco i motivi

Ricorso al Tar sulla interdittiva antimafia applicata alla «Fab Fab»

Si discuterà nei prossimi giorni davanti al Tribunale amministrativo il ricorso della società «FabFab srl» presentato dall’avvocato Luca Scipione per conto di Fabrizio Ferrara avverso l’interdittiva antimafia applicata il 9 marzo dal Prefetto di Latina per condizionamento delle attività. In una nota l’avvocato Scipione ribadisce che Fabrizio Ferrara è l’unico titolare della FabFab e che la srl e l’attività di ristorazione «Marì» «sono completamente estranee a condizionamenti e collegamenti con la criminalità organizzata e con il clan dei casalesi», come invece sostenuto nella informativa dei carabinieri che supporta l’interdittiva e dove si fa riferimento al padre di Fabrizio Ferrara, Salvatore che risulta dipendente.


«A tal proposito, deve essere comunque precisato come la ricostruzione contenuta nella relazione dei Carabinieri di Latina sia, per quanto concerne il Ferrara Salvatore, frutto di macroscopici equivoci, che si intendono chiarire quanto prima. I fatti oggetto delle sentenze pronunciate nei confronti del Ferrara Salvatore risalgono ad alcuni anni prima e, come tali, estranei alla costituzione e all’avvio dell’attività di ristorazione del figlio Fabrizio, essendo risalenti comunque in un arco temporale precedente compreso tra l’anno 2009 e l’anno 2019.» si sottolinea nella nota. Sempre ieri Luigi Trancredi, citato nella interdittiva ai fini dell’applicazione della stessa alla «FabFab», ha precisato che il primo dicembre 2025 la Corte di Appello di Roma «ha pronunciato sentenza di riforma della decisione di primo grado ed escluso l'aggravante mafiosa inizialmente contestata, ritenendo che non vi sia prova certa di una mia partecipazione o consapevolezza negli affari del clan dei camorristici. Nello specifico, i giudici d'Appello hanno accolto le doglianze difensive circa l'inattendibilità dei collaboratori di giustizia (come Attilio Pellegrino)», sul legame fra Tancredi e il clan dei casalesi.

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