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Castello, la seconda vita passa dall’università

Celebrati i 30 anni di rinascita con al centro ricerca, memoria, inclusione

Castello, la seconda vita passa dall’università

Il Castello Angioino di Gaeta celebra trent’anni di nuova vita, segnando il passaggio da luogo di esclusione a spazio aperto alla cultura, alla ricerca e all’inclusione. Un traguardo importante, festeggiato il 17 aprile con una giornata che ha ripercorso le tappe fondamentali della sua rinascita, avviata nel 1995 grazie all’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale.Sorto tra VI e VII secolo e potenziato sotto Federico II di Svevia, il Castello ha attraversato secoli di dominazioni e trasformazioni, fino a diventare carcere militare nell’Ottocento.

Una funzione mantenuta fino al 1990, quando la chiusura dell’istituto penitenziario ha segnato l’inizio di una nuova fase, restituendo il complesso alla comunità. Dal 1995, l’Ateneo cassinate ha intrapreso un articolato percorso di recupero e valorizzazione, trasformando il Castello in un centro di ricerca, formazione e divulgazione culturale. Interventi strutturali, restauri e nuove funzioni hanno reso progressivamente accessibili gli ambienti, aprendo le porte a studenti, studiosi e cittadini.Negli ultimi anni, grazie a progetti come “Museo Facile” e “Castello di Gaeta. Oltre i confini”, il sito ha rafforzato la propria vocazione inclusiva attraverso strumenti digitali, percorsi multisensoriali e linguaggi innovativi della public history.Il cuore delle celebrazioni si è aperto con i saluti istituzionali, che hanno visto la partecipazione di rappresentanti del mondo accademico e delle istituzioni locali e regionali, a testimonianza del valore condiviso del percorso di valorizzazione. Ad aprire gli interventi è stato Marco Dell’Isola, Magnifico Rettore dell’Ateneo promotore del progetto. A seguire Cristian Leccese, primo cittadino della città che ospita il complesso monumentale, che ha sottolineato come la significativa, progressiva opera di valorizzazione del castello portata avanti dall’ Università di Cassino e del Lazio Meridionale abbia rappresentato una grande crescita per il territorio.

Per la Regione Lazio è intervenuto Alessandro Calvi, Assessore al Lavoro, Scuola, Formazione, Ricerca, Merito e Urbanistica  della Regione Lazio (in delega al Presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca)portando il contributo dell’ente nelle politiche di valorizzazione culturale e sviluppo territoriale. Il mondo accademico è stato rappresentato anche da Luigi Ferrigno, Prorettore funzionale alla Terza Missione, Unicas che ha sottolineato il ruolo del Castello proprio  nelle attività di Terza Missione. A completare il quadro istituzionale, Giovanni Ragone, coordinatore del Consiglio tecnico-scientifico del Centro di Eccellenza del Distretto Tecnologico per i Beni e le Attività Culturali del Lazio, ha richiamato l’importanza della ricerca e dell’innovazione nei processi di valorizzazione del patrimonio.

A introdurre e moderare l’incontro è stata Ivana Bruno, delegata del Rettore per la Diffusione della Cultura e della Conoscenza – SciRE  che ha guidato i lavori evidenziando il ruolo strategico del Castello nel dialogo tra università e territorio. Dopo la sessione istituzionale, la giornata è proseguita con un ricco programma diffuso negli spazi del Castello: dalla “passeggiata patrimoniale” guidata, che ha illustrato il nuovo percorso narrativo, all’infiorata nel cortile, fino alle attività nella Cappella di San Teodoro, tra musica e presentazioni scientifiche. Particolare attenzione è stata dedicata ai progetti di accessibilità e storytelling, illustrati negli ambienti simbolici delle celle borboniche e piemontesi, oggi trasformate in tappe di un racconto immersivo e inclusivo. A trent’anni dalla sua rinascita, il Castello Angioino di Gaeta si conferma un modello virtuoso di valorizzazione del patrimonio: un luogo capace di custodire la memoria storica e, al tempo stesso, di reinterpretarla attraverso ricerca, tecnologia e partecipazione. La celebrazione non rappresenta un punto d’arrivo, ma una tappa di un percorso in continua evoluzione, in cui il Castello continua a vivere come spazio condiviso, aperto e profondamente connesso alla comunità

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