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Quando il gusto affonda le radici nella storia, in tavola c'è la tiella

Quando il gusto affonda le radici nella storia, in tavola c'è la tiella

Gaeta

Quando il gusto affonda le radici nella storia, in tavola c'è la tiella
Quando il gusto affonda le radici nella storia, in tavola c'è la tiella

Tiella, olive e alici sottosale: tre prodotti tipici di Gaeta. Tre prodotti cui da tredici anni ormai l'Associazione di promozione sociale «Gaetavola» dedica una festa. La prossima edizione si terrà oggi e domani, e a ospitarla come  sempre sarà Piazza della Libertà. Proprio le olive vengono utilizzate anche nella preparazione di  tre tipi di tiella: con la cicoria, con le cipolle e con il cavolfiore. Oltre che così, questa pizza viene farcita pure con le alici, i polipetti, le sarde, i calamaretti, le cozze, il formaggio insieme alle uova, gli asparagi, i carciofi, i broccoletti e la salsiccia, la bieta, le zucchine, le cipolle e la scarola assieme al baccalà. E' una pizza che ha oltre mille anni, almeno stando a quanto viene riportato nel Codex Diplomaticus Caietanus: nel 997 fu uno dei beni usati per pagare il canone all'Episcopio per l'affitto di una terra con vigna e mulino. E' vero che in questa raccolta di documenti si parla genericamente di pizza, ma è anche chiaro che il riferimento è alla tiella, una pizza, per l'appunto, composta di due sottili strati circolari posti uno sopra l'altro e chiusi lungo i bordi.  Il suo nome deriva dalla teglia con cui  viene cotta, un recipiente dai bordi bassi e leggermente svasati chiamato appunto tiella in dialetto gaetano. Nonostante sia passato tutto questo tempo, il suo gusto è rimasto invariato. Sono soltanto aumentati gli ingredienti con cui viene farcita. Ed è ovvio che in base al ripieno scelto cambi il modo di preparazione. Ripieno che può essere a base di pesce o di verdure. La più appetitosa in assoluto, sostengono i gaetani, è quella con le cipolle. Ma anche quella con i polipetti è molto gustosa. La prima è molto semplice da preparare: si fa un impasto con farina e acqua e si lascia lievitare per un'ora. Con il mattarello poi si tirano due sottili sfoglie circolari della stessa grandezza della teglia, preferibilmente di rame, in cui verrà cotta: una si stende sul fondo della stessa teglia  e viene riempita con le cipolle tagliate a fette e condite con olive, capperi, olio extravergine di oliva, prezzemolo e peperoncino,  e con l'altra si ricopre il tutto. Con i polipetti il discorso è un po' più complicato: il procedimento è  lo stesso, ma occorre una certa attenzione nella preparazione del pesce. I polipetti, che devono essere appena pescati, vanno prima congelati per ammorbidirli e poi utilizzati nel ripieno, conditi con aglio, olio extravergine d'oliva, prezzemolo e peperoncino. La tiella è un piatto povero, nato probabilmente per non buttare gli avanzi dei magri pasti di un tempo. «Figlia della miseria, dell'ignoranza e dell'arretratezza, pur senza mai tradire le sue schiette origini popolane – sostengono i suoi cultori gaetani - ha saputo faticosamente elevarsi a espressione di benessere e di cultura di tutta una comunità, di volta in volta registrandone simbolicamente le travagliate testimonianze di un millennio di storia. Il fatto che non sia venuta dall'alto –  concludono -, dall'autorità incontestabile di un cuoco famoso, consente un'ampia libertà di preparazione»

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