L’ultimo attentato esplosivo ha scosso di nuovo la comunità latinense, proprio quando la città sembrava essersi lasciata alle spalle gli scontri tra fazioni opposte di spacciatori, ormai assuefatta dalla serie di esplosioni di petardi che da sempre caratterizza l’avvicinamento agli ultimi giorni dell’anno. L’azione criminale è stata portata a termine in via Corridoni prima che facesse giorno, intorno alle 5:30, quando il boato nel quartiere Nicolosi è stato avvertito distrattamente. Non dal proprietario di una vecchia Renault Scenic devastata da un ordigno piazzato al suo interno, svegliato dalla deflagrazione: è un uomo di 45 anni di nazionalità romena che lavora nel settore dell’edilizia, principalmente in proprio, con la mansione di pittore. Ai poliziotti intervenuti per i primi riscontri ha detto di non avere mai ricevuto minacce e di non essere in grado di interpretare l’episodio, chiaramente uno sgarro. Qualcuno tra i residenti ha fornito però un dettaglio che potrebbe risultare determinante per il proseguo dell’indagine: subito dopo l’esplosione
Quando è scattato l’allarme, nelle prime ore del giorno di ieri, insieme alle pattuglie della Squadra Volante sono intervenuti anche i Vigili del fuoco per verificare che la deflagrazione non avesse provocato danni a strutture o impianti pubblici. La scena che i soccorritori si sono trovati davanti era piuttosto eloquente, perché la vettura finita nel mirino dell’attentatore era visibilmente devastata: i vetri erano andati in frantumi, il parabrezza addirittura è saltato via atterrando diversi metri più avanti, ma persino la carrozzeria riportava i danni evidenti della deflagrazione. Gli sportelli e il tettuccio del veicolo erano ricurvi verso l’esterno, talmente danneggiati che i vigili del fuoco hanno dovuto tagliare la portiera per accedere all’abitacolo. Anche al suo interno la Scenic riportava i segni dell’esplosione, con il cruscotto e i sedili distrutti.
In assenza di una testimonianza diretta, ovvero di qualcuno che abbia visto l’autore del gesto intimidatorio all’opera, lo scenario rivela che si è trattato di un gesto mirato. Non uno dei tanti petardi esplosi nel periodo delle feste a cavallo tra Natale e Capodanno, ma un ordigno innescato con l’intento di dare un segnale, trasmettere un messaggio che solo il destinatario è in grado di decifrare. Chi ha piazzato la bomba carta, infatti, non si è limitato a poggiarla sulla vettura, con un gesto che sarebbe potuto essere equivocato: lo sconosciuto attentatore ha avuto l’accortezza di accendere la miccia e lanciare l’ordigno nell’abitacolo della vettura, molto probabilmente dopo avere infranto uno dei finestrini. Perché l’onda d’urto è stata generata dall’interno verso l’esterno.
Per gli accertamenti utili alle indagini sono intervenuti gli investigatori della Squadra Mobile che hanno raccolto una serie di informazioni, ascoltando il proprietario dell’auto e altri residenti. Per documentare la scena e compiere i rilievi tecnici, in cerca di elementi necessari a ricostruire il fatto e analizzare la tipologia di esplosivo utilizzato, sono intervenuti gli specialisti della polizia scientifica della Questura di Latina. Il passaggio successivo è l’analisi dei filmati di video sorveglianza della zona circostante al luogo dell’attentato in un orario compatibile con quello della segnalazione al 112. In questo senso la testimonianza di chi ha visto allontanarsi un’auto in retromarcia su via Corridoni, per intenderci dal luogo dove si trovava la Renault Scenic all’indietro verso via Grassi, potrebbe essere determinante per restringere il campo di ricerca. Non è escluso infatti che potesse trattarsi della macchina utilizzata dall’attentatore.