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Inchiesta Porta Napoletana, blitz nelle attività sospette

Carabinieri, Polizia Locale e tecnici comunali allo “Chalet Ammiraglio” e a “L’Assassino”: denunciati i titolari per diverse irregolarità. Gli esercizi riconducibili alla famiglia Pariota, coinvolta nell’indagine

Inchiesta Porta Napoletana, blitz nelle attività sospette

Il blitz è scattato nella mattinata di lunedì ma i particolari dell’ispezione sono stati resi noti ieri dal Comando provinciale dell’Arma. In azione i carabinieri della Stazione di Terracina - e dunque sotto la supervisione della Compagnia di via Appia - col supporto del personale del Nucleo Antisofisticazioni e Sanità di Latina, della Polizia Locale di Terracina e degli addetti dell’ufficio comunale che hanno eseguito una serie di accertamenti in due esercizi commerciali di via Marconi dediti alla somministrazione di alimenti e bevande, per la precisione lo “Chalet Ammiraglio”, che offre caffè, drink, pizza e cucina, e il pub “Assassino”. Dai controlli effettuati «sono emerse - hanno sottolineato dal Comando provinciale dell’Arma - diverse irregolarità che hanno portato alla denuncia all’autorità competente dei titolari delle due attività». 

In entrambi gli esercizi è stata riscontrata la mancata manutenzione periodica dei dispositivi antincendio e in una, inoltre, è stata accertata la presenza di pedane e dehors installati su un’area pubblica sottoposta a vincolo paesaggistico e in assenza delle autorizzazioni necessarie. E se è vero che, dallo stesso Comando provinciale dei Carabinieri è stato rimarcato il fatto che il «procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e per gli indagati vale il principio di non colpevolezza sino alla sentenza definitiva, ai sensi dell’articolo 27 della Costituzione», è altrettanto vero che i titolari delle due attività sono riconducibili alla famiglia Pariota, finita nell’inchiesta “Porta Napoletana” che com’è noto ha visto in campo i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Latina, sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, in un’indagine volta a far emergere l’infiltrazione camorristica a Terracina. Oltre ai Marano-Licciardi, i carabinieri del Nucleo Investigativo hanno monitorato proprio un’altra famiglia originaria di Secondigliano, quella dei Pariota, appunto, che almeno in un’occasione si era lasciata andare a comportamenti che, secondo gli inquirenti, rivelano un legame antico con sodalizi importanti della camorra. Cinque componenti della famiglia sono indagati in stato di libertà per un’estorsione aggravata dal metodo mafioso che risale a sei anni fa: il giudice, per quattro di loro, ha respinto l’applicazione di misure cautelari non avendo ravvisato gravi indizi di colpevolezza.

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