Il pomeriggio del 6 ottobre il giudice del Tribunale di Latina Mario La Rosa assolve otto militari dell’Aeronautica Militare dal reato di violenza privata perché il fatto non sussiste. L’accusa di lesioni è derubricata in percosse e non procedibile per tardività della querela. Era stata questa la sentenza. Nessun atto di nonnismo e nessuna violenza al termine del battesimo del volo all’Aeroporto Comani di Latina. Da una parte Giulia Schiff, la ragazza che sognava di diventare una top gun e aveva denunciato i fatti. Dall’altra parte i suoi ex pari corso. Nelle motivazioni il magistrato fa alcune premesse. «Sul banco degli imputati non c’è il battesimo di volo ma un singolo fatto che si inserisce in questo contesto che ha visto la partecipazione di Giulia Schiff e dei suoi paricorso imputati - ha scritto - deve sgomberarsi il campo da ogni interpretazione dei fatti che esula dal compito assegnato alla giurisdizione e giudicare i fatti nella loro rilevanza penale senza sconfinare in valutazioni morali di sorta». Il giudice individua alcune chiavi di lettura quando ricostruisce i motivi che hanno portato alla decisione. «Nessun giudizio morale sarà espresso sul battesimo del volo, una prassi su cui si sono concentrate la quasi totalità delle prove dichiarative, nè l’esito assolutorio e di proscioglimento deve essere letto come un’approvazione di questa pratica, goliardica o meno secondo le diverse sensibilità». Ad avere un ruolo centrale è il consenso. «L’esito del giudizio in senso favorevole agli imputati si basa essenzialmente su argomentazioni in diritto - è riportato - sui rapporti tra le norme in contestazione e sul ruolo del consenso. La ricostruzione del fatto è lineare e priva di dubbi, ove solo si consideri la presenza di un video visionato a più riprese nel corso dell’esame della persona offesa e delle discussioni delle difese». In aula erano state proiettate le immagini di quel giorno. «Il video ci dà una rappresentazione inequivoca di come Giulia Schiff, una volta sull’ala dell’aereo si sia lasciata andare sulle braccia dei suoi paricorso, dimostrando l’inesistenza di un’eventuale costrizione, quanto meno iniziale nel momento in cui ha avuto inizio il “battesimo del volo” nessuna violenza o minaccia può essere ascritta agli imputati che si sono limitati ad accogliere Giulia Schiff e a trasportarla. E’ solo durante il tragitto, che alla fine porterà alla piscina - è scritto nelle motivazioni - dove la persona offesa verrà buttata, come da consuetudine, che Giulia Schiff inizia a dimenarsi e a manifestare con urla e frasi suscettibili di essere interpretate manifestazione di dissenso (quando dice full stop ovvero mettetemi giù), la volontà contraria a quanto stava subendo. L’intolleranza manifestata - sottolinea il giudice - non era per il rito in sé ma per le percosse ricevute che le portavano dolore e a cui intendeva sottrarsi di sua sponte vi ha aderito, come dimostrano i fotogrammi. Giulia sapeva bene in cosa consistesse avendo partecipato sia il giorno precedente e nei giorni successivi quando al suo posto si sono trovati i compagni di corso». Il punto del processo per il magistrato è anche un altro: scrive che è un dato oggettivo. «E’ la partecipazione attiva di Giulia Schiff appena due giorni dopo al battesimo del volo di altri compagni di corso, dimostra l’assenza di una limitazione funzionale organica significativa. Il presumibile dolore nelle parti interessate dai colpi ricevuti non vi è prova che abbia determinato anche una incapacità provvisoria agli spostamenti. Le foto ritraggono Giulia Schiff due giorni dopo i fatti, il 6 aprile 2018, prendere parte attivamente al rito post brevetto del collega Farulli e prendere in braccio la collega Picone - è scritto - dopo che ha ottenuto il brevetto, tenendo comportamenti che, in caso di apprezzabile compromissione delle funzionalità corporee, non avrebbe certamente potuto assumere. Il 7 aprile 2018, è sorridente mentre piega il busto in palestra insieme ad alcuni colleghi, come dimostra il fotogramma depositato all’udienza del 20 marzo 2023». Giulia Schiff subito dopo la sentenza era andata via, aveva preferito non commentare. «Quelle erano frustate e io non avevo dato il consenso» aveva dichiarato alcuni giorni dopo al Corriere della Sera. Le difese degli imputati avevano sostenuto che la sentenza era stata emessa in base alle risultanze del processo. «Il giudice ha giudicato secondo diritto -avevano detto - e secondo le prove».
La storia di Giulia Schiff fa il giro di Italia. E’ l’ottobre del 2018 quando denuncia episodi di nonnismo all’Aeroporto Comani di Latina Scalo in occasione del battesimo del volo, un rito per chi diventa pilota. I fatti avvengono il 4 aprile del 2018.
Il caso ha una vasta eco in tutta Italia. È la Procura di Latina e il pm Valentina Giammaria, titolare dell’inchiesta a disporre la citazione diretta a giudizio per gli imputati. La Schiff - come emerso in un video proiettato anche nel corso del processo - è stata sollevata e poi colpita con pacche sulla testa, sulle spalle, colpita con cento frustrate di ramoscelli. Un rito, il battesimo del volo come hanno raccontato i testimoni - che si svolge ogni volta che l’allievo pilota termina l’esame: da pinguino diventa un’aquila. La 20enne viene presa e spinta contro l’ala di un aereo e gettata in una piscina: una violenza secondo l’accusa. «Per me era stato un incubo», aveva raccontato durante il dibattimento. Il processo termina con otto assoluzioni dall’accusa di violenza privata perché il fatto non sussiste. Il reato di lesioni è derubricato in percosse e non procedibile per tardività della querela. Nessun atto di nonnismo e nessuna violenza al termine del battesimo del volo. Erano stati assolti dopo un processo durato quattro anni ed erano uscito definitivamente di scena: Andrea Angelelli, di Copertino, Leonardo Facchetti, di Manerbio, Joseph Garzisi, di Patrica, Luca Mignanti, di Montalto di Castro, Matteo Pagliari, di San Severino Marche, Ida Picone, di Vicenza, Andrea Farulli, di Gessate, Gabriele Onori, di Tivoli. Tra i testimoni sfilati in aula oltre ad alti ufficiali dell’Aeronautica, anche l’ex ministro della Difesa Elisabetta Trenta.
Il pm Antonio Sgarrella aveva chiesto al termine della requisitoria per tutti gli imputati la pena di un anno. «La volontà di Giulia Schiff è stata azzerata e spezzata» e aveva ribadito che non era golidardia ma violenza. La parte civile rappresentata dall’avvocato Massimiliano Strampelli aveva sostenuto che quella che aveva subito Giulia «era stata una imboscata». In aula avevano parlato gli avvocati dello Stato Maurizio Greco e Massimo Giannuzzi e poi era stato il turno del collegio difensivo che aveva chiesto l’assoluzione. «La giustizia non è vendetta ma ricerca di equilibrio e l’equilibrio è un’assoluzione e in occasione del rito del battesimo da parte della Schiff c’era il consenso», aveva detto l’avvocato Michela Scafetta legale di cinque imputati, gli altri erano difesi dagli avvocati Pietro Antonio Siciliano, Roberto Guida e Mattia Floccher, Susanna Chiabotto, Massimo Silvetri, Paolo Bonaiuti.