Il fatto
09.01.2026 - 10:06
Quando un ordigno danneggia l’ingresso del condominio al civico 10 di via Guido Rossa, i fratelli Spinelli capiscono subito che si tratta di un attentato contro di loro, perché abitano nel palazzo accanto, ma in quello colpito vive uno dei loro collaboratori più fidati, ossia Davide Greco, che ha il compito di custodire tre pistole, munizioni e una scorta di cocaina nascosti in un locale comune (sequestrati dai carabinieri subito dopo l’attentato) e quel giorno verrà indagato per il spossesso di alcune dosi di droga. Era nota in città la piazza di spaccio dei palazzi Arlecchino, perché da inizio anno Carabinieri e Polizia avevano già arrestato sei spacciatori, in un caso documentando anche la presenza dei gemelli Spinelli, sfuggiti per un soffio alla cattura, quindi sapevano di dover reagire per dare un segnale di forza. Mattia Spinelli ne parla in carcere, dove si trova per la tentata estorsione al noleggiatore di auto taglieggiato perché non forniva loro auto abbastanza potenti, ma non sa che la Procura ha autorizzato l’installazione di una microspia nella cella che condivide con Matteo Baldascini, rampollo di un’importante famiglia criminale in carcere per estorsione, e Giuseppe Marcellino, autore di un agguato a colpi di pistola vicino Aprilia. Parla soprattutto col primo e si vanta della strategia del terrore messa in atto nei mesi precedenti. «Le sentivate voi Mattè da qua? L’hai sentita?» gli chiedeva soddisfatto il 4 ottobre. «Ho fatto un macello, in cinque mesi ho scatenato una guerra non lo so come...» si lasciava andare più tardi Mattia Spinelli parlando della qualità degli ordigni che ha utilizzato, ma anche di qualche sparatoria compiuta in quei mesi, prima di essere arrestato.
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