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Il fatto

"Ho fatto un macello, in cinque mesi ho scatenato una guerra"

Intercettato in carcere con una microspia nella cella, Mattia Spinelli racconta gli attentati: là gli ho sfondato tutto

"Ho fatto un macello, in cinque mesi ho scatenato una guerra"

Quando un ordigno danneggia l’ingresso del condominio al civico 10 di via Guido Rossa, i fratelli Spinelli capiscono subito che si tratta di un attentato contro di loro, perché abitano nel palazzo accanto, ma in quello colpito vive uno dei loro collaboratori più fidati, ossia Davide Greco, che ha il compito di custodire tre pistole, munizioni e una scorta di cocaina nascosti in un locale comune (sequestrati dai carabinieri subito dopo l’attentato) e quel giorno verrà indagato per il spossesso di alcune dosi di droga. Era nota in città la piazza di spaccio dei palazzi Arlecchino, perché da inizio anno Carabinieri e Polizia avevano già arrestato sei spacciatori, in un caso documentando anche la presenza dei gemelli Spinelli, sfuggiti per un soffio alla cattura, quindi sapevano di dover reagire per dare un segnale di forza. Mattia Spinelli ne parla in carcere, dove si trova per la tentata estorsione al noleggiatore di auto taglieggiato perché non forniva loro auto abbastanza potenti, ma non sa che la Procura ha autorizzato l’installazione di una microspia nella cella che condivide con Matteo Baldascini, rampollo di un’importante famiglia criminale in carcere per estorsione, e Giuseppe Marcellino, autore di un agguato a colpi di pistola vicino Aprilia. Parla soprattutto col primo e si vanta della strategia del terrore messa in atto nei mesi precedenti. «Le sentivate voi Mattè da qua? L’hai sentita?» gli chiedeva soddisfatto il 4 ottobre. «Ho fatto un macello, in cinque mesi ho scatenato una guerra non lo so come...» si lasciava andare più tardi Mattia Spinelli parlando della qualità degli ordigni che ha utilizzato, ma anche di qualche sparatoria compiuta in quei mesi, prima di essere arrestato.

Conversando con il compagno di cella, Mattia Spinelli si attribuisce chiaramente l’organizzazione di alcuni degli attentati di settembre. «L’ultima l’ho fatte separate, è quella del grigio» alludendo a Maurizio Santucci, ritenuto il capo della vecchia malavita che i gemelli identificano come la fazione da colpire dopo il primo attentato subito. Oltretutto Spinelli, intercettato, si vanta dell’effetto devastante dell’esplosione di viale Nervi: «Ho sfondato tutto là, fattelo dire da Cicala, stava là... mentre mettevo la bomba (incomprensibile) là gli ho sfondato tutto, portoni, cassette, vetri, ascensore... l’ha piegato proprio, le porte quelle che si aprono le ha piegate in dentro, l’avevo messa fuori al portone, fuori al portone te lo giuro Matteo... dentro alla cassetta l’avevo messa, dove mettono le poste». Tra l’altro Mattia Spinelli rivela il coinvolgimento di Nico Mauriello, finito in carcere qualche giorno prima per il secondo arresto per droga proprio ai palazzi Arlecchino. «Spadino l'ha messa la, fattelo dire da lui.... grosse cosi... se tu le vedi..., quando le sparo si sfrantuma tutto» precisava soddisfatto.

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