Per le bombe stessi bersagli della guerra criminale del 2010
La fazione delle Arlecchino ha colpito Santucci e Nardone, già al centro delle vendette di 15 anni, ma non è chiaro il loro coinvolgimento nel primo attentato. Il sospetto di coperture eccellenti
È una spaccatura storica, per la malavita latinense, quella vissuta la scorsa estate, culminata con la serie di attentati esplosivi. Un momento cruciale, con le dovute proporzioni, come lo era stata la serie di vendette sanguinarie che avevano caratterizzato i primi mesi del 2010, con le gambizzazioni a colpi di pistola seguite agli omicidi di inizio anno. Un parallelismo che collega due stagioni lontane tra loro quindici anni, perché unite da un comune denominatore: oggi come allora, il bersaglio delle azioni intimidatorie è lo stesso gruppo criminale.
Si dimostrano spietati e determinati i giovani emergenti che si sono ritagliati la loro fetta nel mercato latinense della droga mettendo in piedi la piazza di spaccio dei palazzi Arlecchino, ma sono soprattutto ostinati nel portare avanti la loro guerra contro il sodalizio che individuano come loro concorrente. Perché quando subiscono il primo attentato esplosivo, quello consumato prima dell’alba del 7 settembre con l’esplosione di una bomba carta nel porticato all’ingresso del condominio del civico 10 di via Guido Rossa, non sanno chi sia stato a colpirli, ma sospettano con decisione che a compiere quell’affronto, secondo loro l’ennesimo, è stata quella che chiamano la vecchia malavita, ossia un gruppo criminale del quale si ritengono concorrenti, quello capeggiato dal sessantenne Maurizio Santucci, un nome importante negli ambienti pontini della droga. Una convinzione, quella della fazione guidata dai gemelli Spinelli, appena ventenni, che incuriosisce gli inquirenti, perché nei mesi precedenti i giovani emergenti si erano scontrati con personaggi legati a gruppi diversi, più o meno legati tra loro, eppure manifestano un astio particolare contro Maurizio Santucci e l’ex cognato Mario Nardone, appunto i medesimi nemici delle famiglie di zingari che avevano dato vita alla guerra di quindici anni prima. Nell’aprile del 2010 Santucci venne ferito alle gambe, bersaglio di un agguato a colpi di pistola.
Come trapelato anche durante la conferenza stampa in Procura, il pool di magistrati che si sta occupando dell’escalation di attentati esplosivi dello scorso anno, si sta chiedendo anche se i giovani emergenti dei palazzi Arlecchino potesse contare su coperture eccellenti nella malavita latinense, ovvero se il loro modo di fare abbia fatto comodo a qualcuno per portare avanti antichi rancori e per questo abbia fornito una sorta di autorizzazione ai fratelli Spinelli. Del resto i gemelli avevano cinque anni all’epoca della guerra criminale, non hanno vissuto quella stazione sanguinaria, ma sono imparentati con i Di Silvio attraverso la nonna paterna, che tra l’altro vive in uno dei condomini di via Guido Rossa, e sono documentati i loro rapporti con alcuni rampolli delle famiglie più in vista di Campo Boario. Oltretutto il 2025 è stato l’anno delle scarcerazioni eccellenti, compresa quella di un protagonista della faida del 2010, che ha finito di scontare la propria pena giusto la scorsa estate. A rivelare l’astio che i giovani emergenti nutrono nei confronti di quella che chiamano vecchia malavita, sono le loro conversazioni intercettate in carcere. È soprattutto Mattia Spinelli a sfogarsi parlando male di Santucci e Nardone. Ce l’ha con il primo perché ritiene che abbia permesso ai suoi spacciatori di invadere la loro piazza di spaccio e, conversando con altri detenuti, fa l’esempio di una donna che lui stesso conosce, avendole affidato in precedenza delle armi da custodite, prima di compiere una grave ritorsione contro di lei, dopo averla sorpresa a vendere droga nella sua zona. Mattia Spinelli parla poi del caso di Aurelio Silvestrini, lo spacciatore di 35 anni che rappresenta il simbolo della spaccatura tra le due fazioni, perché aveva mosso i primi passi nella criminalità latinense proprio tra i ranghi del sodalizio di Maurizio Santucci, ma lo scorso anno era passato dalla parte dei gemelli Spinelli. Una scelta che lo aveva esposto all’ira dei suoi ex sodali, come Roberto Mengoni, arrestato per il tentato omicidio del padre a colpi di pistola del giorni di Santo Stefano del 2024. Intercettato in carcere, Mattia Spinelli parla proprio di una violenta lite avuta tra Silvestrini e Mengoni per la scelta del primo di voltare le spalle al suo vecchio gruppo, episodio che aveva spinto Spinelli a intervenire, a detta sua, per punire Mengoni. Nico Mauriello invece, intercettato durante un colloquio con i parenti, rivela l’astio contro i Nardone, raccontando quando uno di loro che non sa identificare, si sarebbe presentato alle Arlecchino con una pistola finta e lui lo avrebbe affrontato con un’arma vera. «Poi noi ce semo andati a mette la bomba sotto al coso, come se chiama? Al figlio de coso, sotto alle Nervi, al figlio de... Manuel Nardone! Eh, perché è venuto là sotto con la pistola giocattolo e io c’avevo la 9...je caccio la 9 e gli faccio a coso, come si chiama? Mario, ti sparo in bocca! Lui aveva la scacciacani, io c’avevo la 9x21 carica... che dovemo fa? Ha preso subito, è scappato». È vero, gli episodi non mancano. Quello che manca è la certezza che a piazzare l’ordigno in via Guido Rossa la mattina del 7 settembre sia stato effettivamente il sodalizio di Santucci. Gli inquirenti non ne sono del tutto convinti e continuano a indagare. È concreto il sospetto che qualcuno abbia voluto vendicare un affronto subito dagli Spinelli, innescando involontariamente la loro guerra contro la fazione a loro contrapposta per antonomasia.