Cerca

Il fatto

Inchiesta Porta Napoletana, regge l’impianto accusatorio

Il Tribunale del Riesame conferma le risultanza investigative nei confronti di Eduardo Marano e dell’ex consigliere comunale Gavino De Gregorio

Inchiesta Porta Napoletana, regge l’impianto accusatorio

Inchiesta “Porta Napoletana” di Terracina: il Tribunale del Riesame ha confermato l’impianto accusatorio per Eduardo Marano, presunto esponente del clan camorristico Licciardi, e Gavino De Gregorio, ex consigliere comunale e capogruppo della “Lista Giannetti Sindaco”, arrestati il 17 dicembre scorso (il primo è in carcere, il secondo ai domiciliari) nell’ambito dell’operazione antimafia culminata con altri tre arresti e che ha svelato gli interessi del clan Licciardi sulla città e sul litorale del Basso Lazio. Un’indagine complessa e caratterizzata da una vera e propria mole di informative e comunicazioni di notizie di reato, da parte del Nucleo investigativo dei Carabinieri, finite tutte nelle stanze della DDA di Roma e diverse, successivamente, anche sui tavoli della Procura di Latina. 

Le rispettive difese di Marano e De Gregorio avevano contestato le conclusioni investigative dei pubblici ministeri della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma e dunque le accuse di scambio elettorale politico mafioso, estorsione aggravata dal metodo mafioso, trasferimento fraudolento di valori e turbata libertà degli incanti. Nel caso specifico, l’ex esponente politico di Terracina è ritenuto dagli investigatori un soggetto “a disposizione” del gruppo criminale. In occasione dell’interrogatorio di garanzia che si tenne il 23 dicembre davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma, Maria Gaspari, il 57enne assicuratore, difeso dagli avvocati Maurizio Forte e Valentina De Gregorio, aveva circostanziato la propria posizione spiegando i motivi per cui non avrebbe beneficiato dei voti “sporchi” alle ultime elezioni amministrative del 2023. Negò ogni tipo di rapporto con i personaggi coinvolti nell’inchiesta specificando che gli unici contatti erano legati esclusivamente al suo lavoro di assicuratore. Dal canto suo, la difesa di Marano, rappresentata dall’avvocato Pasquale Cardillo Cupo, aveva evidenziato come il suo assistito, nonostante sia marito di Patrizia, figlia di Gennaro Licciardi, non abbia mai avuto alcun legale con l’organizzazione camorristica e con l’Alleanza di Secondigliano. 
Va ricordato che i carabinieri, nel giorno dell’operazione “Porta Napoletana”, avevano anche sequestrato preventivamente, ai fini della confisca, sette locali commerciali - di fatto un’intera galleria commerciale in via Roma -, un B&B, 20 unità immobiliari e 3 terreni per un valore complessivo di oltre 11 milioni di euro.

Edizione digitale

Sfoglia il giornale

Acquista l'edizione