Il fatto
23.01.2026 - 13:30
Un’altra lunga udienza incentrata sulle dichiarazioni del pentito Agostino Riccardo quella di ieri pomeriggio al processo per le estorsioni legate ai banchi di rivendita di pesce al mercato settimanale di Latina, dove sono imputati il commerciante ambulante Maurizio De Santis e Giuseppe D’Alterio detto «o’ marocchino». Entrambi sono accusati di estorsione con metodo mafioso attuata in danno di un altro ambulante con l’obiettivo di livellare i prezzi del pescato, in quanto la parte offesa vendeva la merce ad un prezzo più basso, facendo una concorrenza indesiderata al De Santis, il quale si sarebbe rivolto a D’Alterio e questi a sua volta al clan Di Silvio, che spedì sul posto Agostino Riccardo e Renato Pugliese. Era l’ottobre del 2016 quando i due si presentarono dalla vittima e la minacciarono di morte chiedendo anche il pagamento immediato di 900 euro in contanti «per il disturbo»; più o meno lo stesso trattamento fu riservato ad un terzo commerciante che però, siccome era di Latina, ebbe uno sconto e «per il disturbo» pagò solo 250 euro. I fatti sono stati ammessi ieri pomeriggio nell’udienza davanti al collegio presieduto dal giudice Mario La Rosa dal collaboratore Riccardo, collegato da località protetta; di fatto ha confermato la dinamica dell’estorsione fatta per proteggere dalla concorrenza Maurizio De Santis che aveva chiesto l’intervento di Giuseppe D'Alterio, definito dal pentito come «un criminale molto importante e temuto anche se non era del livello di Armando Di Silvio Lallà che il più importante di tutti; però a Fondi e nel sud pontino D’Alterio contava tanto». I due imputati erano presenti in aula e saranno ascoltati dal collegio nella prossima udienza, fissata per il 7 maggio. In apertura dell’udienza di ieri si è tenuto, sempre da località protetta, il riconoscimento fotografico degli imputati da parte dell’altro pentito del clan Di Silvio, Renato Pugliese; stessa operazione poi da parte di Riccardo che inizialmente aveva avuto qualche defaillance sulle immagini, ma poi il riconoscimento è risultato coincidente con l’identità degli imputati.
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