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Processo Purosangue Ciarelli, l'accusa regge in Appello

Ha tenuto l'aggravante del metodo mafioso, condanne ridotte

Processo Purosangue Ciarelli, l'accusa regge in Appello

Ha tenuto l'impianto accusatorio del processo Purosangue Ciarelli che si è concluso oggi pomeriggio in Corte d'Appello a Roma. Confermata l'aggravante del metodo mafioso per gli imputati del processo della Dda. Le pene sono state ridotte rispetto alla sentenza emessa nell' ottobre del 2024 davanti ai giudici del Collegio Penale del Tribunale di Latina. Tre anni e sei mesi per Matteo Ciaravino, rispetto alla pena di cinque anni di primo grado, condanna a quattro anni per Ferdinando Ciarelli detto Furt, rispetto ai sei anni e otto mesi di primo grado. Condanna ridotta a otto anni e sei mesi per Pasquale Ciarelli, in primo grado la pena era stata di 11 anni.

I reati contestati a vario titolo sono: estorsione e violenza privata. In primo grado il Collegio penale aveva emesso tre condanne, tre assoluzioni e per due imputati i reati erano stati dichiarati estinti per prescrizione.

Tra le parti offese professionisti del capoluogo. Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Maurizio Forte, Francesco Vasaturo, Gian Luca Tognozzi, Andrea Palmiero. Nel processo di primo grado avevano deposto imprenditori e altre parti offese che avevano descritto le modalità estorsive del sodalizio e il clima di paura.

L'inchiesta della Dda - condotta dai pubblici ministeri Luigia Spinelli e Valentina Giammaria - era stata portata a termine dagli agenti della Squadra Mobile di Latina e anche in questa indagine tra i riscontri su cui si basa l'impianto accusatorio ci sono le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia.

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