«Quando ha ucciso il padre era capace di intendere e di volere. Parliamo di una persona fragile, ha un disturbo psichiatrico di personalità aggravato da una condizione di tossicodipendenza. E’ capace di stare in giudizio». È la conclusione del medico legale Filippo Milano nel processo che vede imputata Aurelia Porcelli, la donna di 40 anni di Latina accusata di aver ucciso il padre Guido con una coltellata all’addome. In aula era presente l’imputata che è detenuta nel carcere di Rebibbia.
I fatti erano avvenuti nel settembre del 2024 a Latina, nell’appartamento dove la donna viveva insieme ai genitori in viale Kennedy. Ieri, nel corso del processo che si sta svolgendo davanti alla Corte d’Assise di Latina presieduta dal giudice Mario La Rosa, hanno deposto i medici, i consulenti del pm Martina Taglione.
L’udienza si è concentrata esclusivamente sui riscontri di natura medica, relativi al quadro lesivo dell’uomo ucciso da un fendente, e al quadro psichiatrico dell’imputata. Ha visitato Aurelia Porcelli in carcere tre mesi dopo i fatti: «Non è stata collaborativa, era molto chiusa, sotto il profilo comportamentale non ci sono incongruenze, era sembrata infastidita dal colloquio. Non ricordava cosa fosse successo e non sapeva perché fosse in carcere. Aveva un disagio relazionale ed emotivo di tipo patologico». Il medico legale ha messo in luce anche quello che è emerso subito dopo il ricovero in ospedale il 22 settembre del 2024: la paziente era sembrata «lucida e orientata nel tempo». Prima della deposizione del medico Filippo Milano, in aula ha testimoniato il medico legale Cristina Setacci che aveva eseguito l’autopsia. «È morto per le conseguenze di una coltellata. La lesione era profonda - ha osservato - è stata colpito con un solo colpo, la lama era di media - grande lunghezza e il quadro lesivo ha interessato più organi funzionanti. Il paziente era una persona che godeva di ottima salute, aveva 67 anni, non prendeva farmaci, non aveva alcuna patologia». E’ emerso che durante la sua degenza al Santa Maria Goretti di Latina, Guido Porcelli era stato sottoposto a sette interventi. Dopo la prima operazione la risposta era stata positiva e a seguire la situazione era peggiorata. «I trattamenti dei medici sono stati tempestivi e adeguati - ha osservato - e la condizione del paziente è stata sempre monitorata». Il medico legale ha risposto alle domande del pm Martina Taglione, titolare dell’inchiesta, e a quelle nel corso del controesame dei legali dell’imputata, gli avvocati Gaetano Marino e Daniele Giordano. La vittima stava dormendo quando la figlia, affetta da patologie psichiatriche, lo aveva accoltellato. «E’ arrivato con una ferita penetrante provocata da arma bianca - ha spiegato il medico Andrea Mazzari, specializzato in chirurgia addominale, consulente del pm - quando è arrivato il paziente è stato sottoposto ad un intervento chirurgico complesso. Senza l'intervento sarebbe deceduto e all’inizio la risposta è stata positiva». A seguire è stato sottoposto ad un secondo intervento e ad altre operazioni». L’uomo era arrivato in ospedale in condizioni gravissime la mattina del 22 settembre ed era deceduto il 26 ottobre. Il processo è stato rinviato al prossimo 7 aprile.