Il caso
04.02.2026 - 07:00
Processo Lovato (Foto di Roberto Silvino)
Il nodo del processo gravita attorno a un punto fondamentale: in caso di intervento tempestivo dei soccorritori Satnam Singh poteva essere salvato? La risposta nel corso di un’udienza a ottobre del consulente del pm, il medico legale Cristina Setacci, era stata netta. «Sì. La morte è stata causata da uno choc emorragico e con cure tempestive si sarebbe salvato. Un intervento di soccorso immediato poteva produrre un successo terapeutico e salvare la vita», aveva dichiarato. Ieri in aula ha deposto il consulente della difesa. Ha detto che Satnam Singh sarebbe morto lo stesso. «Quando sono arrivati i soccorsi era in coma cerebrale, la causa della morte è un politrauma». Lo dice e lo ripete nella parte centrale del dibattimento il consulente della difesa di Antonello Lovato nel processo che si sta celebrando in Corte d’Assise a Latina. L’udienza si è concentrata in particolare sull’esame e il contro esame del professore Costantino Ciallella, medico legale dell’imputato. Antonello Lovato è accusato di omicidio volontario con il dolo eventuale. «Il braccio amputato per Satnam Singh è stato il problema minore e marginale. È stato valorizzato nell’interesse mediatico - ha rimarcato il consulente - ma non è questa la causa della morte e sarebbe stato inutile un intervento immediato con un laccio emostatico a causa degli altri focolai che aveva il paziente». È anche questo un altro passaggio chiave della testimonianza contestata apertamente dall’accusa rappresentata dal pubblico ministero Marina Marra e dalle parti civili. «Il paziente era in coma quando sono arrivati i soccorsi con l’ elicottero, il quadro clinico all’arrivo del 118 era compromesso, c’era un politrauma. In considerazione della gravità del trauma presente un’ anticipazione della chiamata al sistema di emergenza non avrebbe avuto alcun effetto di evitare la morte», ha aggiunto. Nella parte finale della deposizione davanti alla Corte d’Assise presieduta dal giudice Mario La Rosa e composta dal giudice Francesca Ribotta e dalla giuria popolare, non sono mancate le schermaglie e la tensione è salita con uno scontro verbale durato qualche minuto tra l’avvocato Mario Antinucci difensore di Lovato insieme al collega Stefano Perotti e l’avvocato Gianni Lauretti che assiste Soni, moglie di Satnam, in merito ad una foto delle macchie di sangue mostrate al consulente, un picco di tensione che poco dopo è rientrato. Dopo l’incidente in campagna Antonello Lovato ha caricato il bracciante agricolo sul furgone, lasciando Satnam Singh, davanti casa in via Genova. «Aver trasportato il paziente dal luogo dell’ infortunio al luogo dove sono arrivati i soccorsi su un furgone è un evento neutro - ha spiegato il consulente della difesa di Lovato rispondendo a una domanda del pm - non ha aggravato la situazione». Il processo era iniziato con le deposizioni dei medici dell’ospedale San Camillo di Roma dove il pomeriggio del 17 giugno era arrivato in elicottero il bracciante agricolo. «E’ stato intubato subito dopo che è arrivata l’eliambulanza, era in condizioni non compatibili con la vita - ha riferito una rianimatrice del San Camillo di Roma - ha riportato la perforazione del fegato, l’amputazione traumatica di un arto, la frattura di un tratto della colonna vertebrale e delle costole e un trauma toracico. Non era cosciente». Ha parlato un chirurgo sempre dell’ospedale romano dove è stato ricoverato Satnam Singh e che ha operato il giovane indiano rimasto gravemente ferito nell’incidente sul lavoro avvenuto in campagna. «Aveva perso molto sangue, almeno due litri e aveva anche diverse fratture, il mio intervento era finalizzato a fermare l’emorragia: dal punto vista medico l’obiettivo era di fermare l’emorragia. Prima si agisce e si stabilizza il paziente in questi casi e meglio è». Il processo è al rush finale, entro l’estate la sentenza.
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