ll caso
17.02.2026 - 08:00
Salta in Appello il risarcimento danni per 11,5 milioni di euro chiesto dalla società Ipogeo al Comune di Latina e si chiude in questo modo un contenzioso che, per vari step, andava avanti da dieci anni. Tutta «colpa» della convenzione firmata nel 2009 tra l’amministrazione e la società affidataria del progetto di finanza del cimitero, clausole che però l’ente non attuò se non nei primi anni.
Negli atti il Comune aveva garantito la copertura del contributo di mantenimento dei loculi nei casi in cui il mancato pagamento fosse dovuto alla impossibilità di rintracciare gli eredi o di riscuotere. L’associazione Codici si battè molto su questo punto, tanto che le proteste portarono ad una sospensione e di lì ebbe inizio il contenzioso. All’inizio era filato tutto liscio, furono pagate sia la prima che la seconda annualità, come da convenzione.
La clausola specifica stabiliva infatti che nel caso in cui l’amministrazione non fosse riuscita a rintracciare i concessionari (o gli eredi), avrebbe pagato direttamente. Gli elenchi di coloro che non fu possibile rintracciare non erano disponibili fino al 2014. Materia complessa e articolata finita in un procedimento civile che si concluse in primo grado nel 2020. E nella sentenza il giudice Roberto Galasso condannò il Comune di Latina a pagare in favore di Ipogeo srl un milione e centomila euro, oltre gli interessi legali, dall’approvazione della delibera 409/2014, atto che modificò l’originaria convenzione.
Ma fu rigettata la domanda di risarcimento del danno, quantificato dalla società concessionaria in 11,5 milioni di euro, appunto. Per il Tribunale civile le eventuali doglianze sulle modifiche della convenzione e relative ricadute finanziarie andavano sottoposte ai giudici amministrativi. Quella dichiarazione del difetto di competenza fece risparmiare all’ente un salasso i cui effetti sul bilancio potevano risultare imponderabili. Avverso quel verdetto Ipogeo srl ha proposto ricorso in Appello e la Corte lo ha rigettato in parte, quella più rilevante, confermando che il risarcimento in sede civile non si può avere se prima le modifiche e la concessioni non saranno valutate circa la loro legittimità dal Tar.
Il giudice di primo grado aveva fatto una distinzione fra i crediti coperti da impegno di spesa e quelli privi di tale copertura e aveva ritenuto valide e riconoscibili le somme maturate dino al 31 dicembre 2013, per le quali esisteva una ricognizione del debito e una delibera di giunta che attestava debiti certi, liquidi ed esigibili. Furono rigettate le richieste per le fatture emesse dopo il 2013 poiché mancava l’impegno di spesa. La società Ipogeso srl, rappresentata dagli avvocati Damiano Chersoni, Francesco Amerigo Cirri Sepe Quarta e Gianpoalo Maria Cogo in Appello ha insistito sulla competenza dei giudici civili poiché dopo la convenzione le parti sono pari e non si tratta più di una pubblica amministrazione e un privato, pertanto aveva chiesto nuovamente perché fosse nuovamente esaminata la richiesta dei danni milionari.
Nelle more l’ente aveva oggettivamente commesso delle gaffes, per esempio autorizzando operazioni (come l’inserimento di seconde salme) senza richiedere il pagamento delle tariffe di rinnovo dovute al concessionario. Era stata anche chiesta una consulenza tecnica per precisare ancora meglio i danni. L’amministrazione di Latina, rappresentata dall’avvocato Francesco Paolo Cavalcanti, aveva invece ribadito che la competenza fosse del Tar e non i giudici civili e sottolineato, altresì, che il cimitero è stato un progetto di finanza, istituto che prevede la realizzazione di opere con capitali privati e autofinanziamento a costo zero per gli enti pubblici coinvolti; pertanto le perdite lamentate da Ipogeo erano «solo» parte del rischio di impresa.
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