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Il caso

Asl Latina vince il ricorso: respinta la causa di Emiliano Coletta

Il Tribunale del Lavoro boccia le richieste del medico, figlio dell’ex sindaco Damiano Coletta: legittima la scelta dell’azienda sanitaria di non prorogare l’incarico

Asl Latina vince il ricorso: respinta la causa di Emiliano Coletta

Il medico Emiliano Coletta

Il Tribunale del Lavoro di Latina ha respinto il ricorso presentato dal dottor Emiliano Coletta, medico specializzato in medicina dello sport e figlio dell’ex sindaco di Latina Damiano Coletta, contro l’ASL di Latina. La sentenza, firmata dal giudice Paolo Mormile e depositata il 20 febbraio 2026, chiarisce in modo netto la natura del rapporto di lavoro e la legittimità delle decisioni assunte dall’azienda sanitaria.

Il ricorrente aveva chiesto l’annullamento o la disapplicazione della delibera con cui l’ASL aveva deciso di prorogare il suo incarico di collaborazione libero-professionale (CLP) solo fino al 31 ottobre 2023, sostenendo che l’atto fosse illegittimo, discriminatorio e carente di motivazione. Tra le richieste figuravano anche la prosecuzione dell’incarico, una sorta di “reintegrazione” e un risarcimento danni, anche per presunte lesioni all’immagine personale e professionale.

Il giudice ha però dichiarato inammissibili e infondate tutte le domande. Nelle motivazioni si sottolinea come gli incarichi di collaborazione conferiti dalla pubblica amministrazione abbiano natura privatistica e temporanea, e non possano essere equiparati a provvedimenti amministrativi autoritativi. Di conseguenza, non è configurabile un diritto alla proroga automatica dell’incarico, né tantomeno alla sua trasformazione in rapporto stabile.

La sentenza evidenzia inoltre che l’ASL di Latina ha progressivamente ridotto il ricorso agli incarichi CLP, anche grazie all’assunzione di personale di ruolo nel reparto di riferimento. La scelta di limitare la proroga rientra quindi nelle valutazioni organizzative e gestionali dell’azienda, senza profili di illegittimità o disparità di trattamento.

Respinta anche la domanda risarcitoria legata a una nota stampa dell’ASL del novembre 2023: secondo il Tribunale, il comunicato si limitava a fornire chiarimenti oggettivi, senza contenuti diffamatori o lesivi della reputazione del medico.

Oltre al rigetto del ricorso, il giudice ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese legali, quantificate in 5.000 euro più accessori. Una decisione che chiude la vicenda giudiziaria e rafforza la posizione dell’ASL sul piano della gestione degli incarichi professionali.

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