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Il caso

Abusi sessuali sull'allieva, condanna definitiva per il bidello

La sentenza della Cassazione; pena di tre anni. I fatti in una scuola media del capoluogo

Abusi sessuali sull'allieva, condanna definitiva per il bidello

E’ definitiva la sentenza di condanna per il bidello accusato di violenza sessuale su una studentessa.  I fatti erano avvenuti in una scuola media di Latina nel 2019. I giudici della prima sezione della Corte di Cassazione hanno dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla difesa di C.G., queste le sue iniziali, 62 anni di Nettuno. La condanna è di tre anni: i giudici hanno disposto l’interdizione per cinque anni dai pubblici uffici. La studentessa vittima degli abusi sessuali si era costituita parte civile ed è assistita dall’avvocato Francesco Manchisi. 

Nel giugno del 2025 i giudici della Corte d’Appello avevano ridotto la pena:  da sei anni a tre anni. La sentenza di primo grado era stata emessa dal Collegio Penale di Latina, una volta depositate le motivazioni gli avvocati Daniele Giordano e Matteo Restante avevano presentato ricorso in Appello. L’uomo che svolgeva servizio nella scuola frequentata dalla minore, era finito agli arresti domiciliari a seguito di un’indagine condotta dai Carabinieri della Compagnia di Latina  scattata dopo la denuncia dei genitori della vittima. La vicenda era venuta alla luce  quando la parte offesa si era confidata con una persona di fiducia durante un percorso terapeutico.

Quando il padre e la madre della ragazzina avevano capito che era successo qualcosa di grave,  avevano presentato una denuncia chiedendo alla Procura l’esercizio dell’azione penale.  «Ha subito la violenza in un contesto protetto e l’autore del reato è un collaboratore scolastico che doveva rappresentare una figura di cui la parte offesa doveva fidarsi», avevano scritto i magistrati nelle motivazioni della sentenza emessa dal Tribunale di Latina. Secondo quanto è emerso il 62enne  si era avvicinato alla ragazzina in diverse occasioni e aveva palpeggiato la minore nelle parti intime.  In un altro caso invece avrebbe cercato di baciarla. «Vieni qui bella che ti saluto» avrebbe detto all’adolescente.

Inoltre la giovane aveva dichiarato che a causa del trauma subito non era riuscita più ad avere una relazione affettiva perchè come aveva spiegato lei era: «Piena di rabbia». Così è riportato nelle carte dell’inchiesta. Il pm Marco Giancristofaro, aveva contestato l’aggravante della minore età. Il collaboratore scolastico era stato arrestato a scuola (un altro istituto rispetto a quello in cui erano avvenuti i fatti) nel 2022.  Prima avrebbe rivolto gli apprezzamenti e in un secondo momento ha messo le mani sul collo e le ha toccato il sedere e il seno. «Vieni qui bella che ti saluto», avrebbe detto prima di avvicinarsi per darle un bacio sul volto. Nei giorni scorsi la sentenza della Cassazione.  Resta da quantificare il  danno in sede civile a carico del Miur e dell’imputato.

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