Un altro incendio d’auto rivela il fermento che la criminalità latinense sta vivendo in questo periodo di apparente calma. Perché le fiamme appiccate ieri notte a un’Alfa Romeo 159 parcheggiata nel parcheggio condominiale di una palazzina in via Ezio hanno una chiara valenza intimidatoria: la vettura appartiene a Giovanni Bernardi, conosciuto anche come Gianni, latinense di 47 anni sottoposto alla detenzione domiciliare con braccialetto elettronico. Che si tratti di un evento doloso non sembrano esserci troppi dubbi, anche se non sono state trovate tracce evidenti di un innesco e nessuno dei residenti ha visto persone sospette: gli investigatori di Polizia e Vigili del Fuoco che si stanno occupando del caso nutrono concreti sospetti.
A suggerire l’intenzionalità del gesto è prima di tutto lo stato in cui è stata trovata la vettura, perché l’incendio si è propagato all’altezza della ruota anteriore destra, ma non sembra essere scaturito dal vano motore, perché le fiamme si sono sviluppate soprattutto all’esterno, danneggiando in maniera evidente il cofano. Del resto quando è scattata la segnalazione al numero unico 112 il rogo era appena divampato e il pronto intervento dei vigili del fuoco ha impiegato una manciata di minuti a raggiungere via Ezio: questa rapidità ha consentito ai soccorritori di spegnere le fiamme quando erano divampate da poco tempo, permettendo di limitare molto la superficie divorata dal fuoco, ovvero individuare con esattezza il punto dove il rogo è scaturito. Dopo un primo intervento dei poliziotti della Squadra Volante per gli accertamenti insieme ai soccorritori, ieri mattina l’auto è stata passata al setaccio dagli specialisti della scientifica, alla ricerca di tracce utili a chiarire la natura dell’incendio.
Altro aspetto che indirizza le indagini è il contesto ambientale e criminale nel quale si inserisce Gianni Bernardi, latinense legato alla zona dell’ex Villaggio Trieste, oltretutto vivendo a ridosso di via Virgilio, nel complesso una delle zone di spaccio tra le più attive. Ora sta scontando ai domiciliari la condanna per le rapine di inizio 2020, ma su di lui pende il giudizio per il coinvolgimento, come esecutore materiale, degli attentati incendiari a sindaco e vicesindaco di Sermoneta. Vicende che lo hanno visto protagonista quando si era lasciato alle spalle la condanna per un caso di estorsione consumato, nel contesto dello spaccio di droga, insieme a un personaggio influente dell’ex Villaggio Trieste. In ogni caso gli investigatori della Questura studiano il caso con l’attenzione che merita, anche e soprattutto per individuare i dissidi all’origine di quello che appare come uno sgarro. Per ora non è chiaro se l’incendio di ieri notte in via Ezio sia legato ad altri episodi simili registrati nelle ultime settimane, ma conferma il fermento che sta vivendo il quartiere. Proprio nelle pertinenze di quel condominio dove ieri ha bruciato un’auto, alla fine di gennaio era stato picchiato a sangue un uomo di 43 anni originario di Aprilia, trovato a terra privo di sensi poco dopo l’alba.