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Il cold case

Omicidio Celani, i testimoni: dal sopralluogo al sequestro di armi

Ascoltati i poliziotti che si occuparono delle indagini dell'agguato avvenuto in viale Petrarca

Ventimila euro per l’agguato a Celani: l'omicidio già raccontato da altri pentiti nel 2010

Il sopralluogo dei poliziotti della Squadra Mobile a casa di Paolo Celani la mattina dell’agguato a colpi di pistola

Hanno ricostruito tutte le fasi dell’indagine gli agenti della Questura di Latina ieri mattina  nel processo  per l’omicidio di Paolo Celani.   Gli imputati sono: Giulia De Rosa detta Cipolla, 53 anni, difesa dall’avvocato Oreste Palmieri e Marco Ranieri 61 anni,  difeso dagli avvocati Giancarlo Vitelli e Alessia Righi. Sono ritenuti rispettivamente mandante ed esecutore dell’omicidio di Paolo Celani.  Il movente sarebbe riconducibile alla mancata restituzione di un orologio, un Rolex,  che il figlio della donna aveva dato a Celani per comprare pochi grammi di cocaina. In aula davanti alla Corte d’Assise -   presieduta dal giudice Mario La Rosa, dal giudice Eugenia Sinigallia e alla giuria popolare -  hanno sfilato i testimoni dell’accusa.  Sono i poliziotti che si sono occupati delle indagini e che hanno risposto alle domande dei pubblici ministeri Martina Taglione e Giuseppe Miliano. I fatti  nel cuore della notte dell’11 gennaio del 2010 in viale Petrarca a Latina.


«Siamo giunti sul posto erano le 4,15 del mattino, c’era la compagna di Paolo Celani - ha detto un agente che all’epoca prestava servizio alla Squadra Volante -   abbiamo fatto un sopralluogo e abbiamo rinvenuto all’esterno della casa al piano terra due bossoli mentre dentro l’abitazione c’era un’ogiva nei pressi della camera da letto.  C’erano tracce  ematiche, abbiamo acquisito un telefono. Ricordo che c’era Paolo Celani ferito, gli chiedemmo chi avesse sparato e disse che non aveva idea, erano stati esplosi dei colpi  dal giardino dell’abitazione - ha spiegato il poliziotto  - dall’esterno verso l’interno dell’abitazione».

I testimoni hanno ricostruito la scena del crimine e quello che hanno trovato.


«C’era la finestra della camera da letto danneggiata, era semichiusa. Nel cortile interno dell’abitazione abbiamo trovato dei bossoli,  nell’atrio interno dell’abitazione un’ogiva in camera da letto».  La prima ipotesi investigativa è stata che qualcuno abbia sparato dall’esterno verso l’interno con la persona offesa  in camera da letto. E’ questa l’immagine che ha offerto quando ha descritto i fatti un investigatore all’epoca alla Squadra Mobile.  «Abbiamo escluso che qualcuno sia entrato in casa vista la distanza tra la recinzione e la finestra.  Quando abbiamo ascoltato Paolo Celani non è stato collaborativo e non ha fornito alcun contributo alle indagini».


Le attività di indagine hanno portato -  come ha messo in evidenza un investigatore della Squadra Mobile  a casa di Marco Ranieri. «Trovammo in un divano pistole, fucili, e una pistola compatibile con l’arma utilizzata per sparare a Celani. Trovammo le armi e procedemmo allo stub delle mani e dei vestiti di Marco Ranieri».


Le testimonianze sono andate avanti per oltre un’ora,  un altro agente ha aggiunto ad una domanda dell’avvocato Palmieri che non sono stati trovati contatti tra i due imputati. Dopo l’ultima deposizione  il processo è stato rinviato al 29 maggio e a seguire il 7 luglio.

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