Il caso
18.03.2026 - 09:00
Trasferito nel carcere di Civitavecchia per contrastare il suo tentativo di dettare legge, con la violenza, nella Casa Circondariale di Latina, il ventenne Mattia Spinelli era riuscito a stabilire un contatto con il capoluogo pontino, ma lo aveva fatto in maniera illecita. Lo ha scoperto il personale della Polizia Penitenziaria, che ha trovato uno smartphone nella sua disponibilità, all’interno della cella dov’è ristretto presso l’istituto di pena a nord di Roma.
Non è chiaro come abbia fatto a introdurre dietro le sbarre un cellulare, ma l’apparecchio è stato immediatamente sequestrato. Il giovane, assistito dagli avvocati Gaetano Marino e Massimo Frisetti, ritenuto uno dei leader della piazza di spaccio dei palazzi Arlecchino, ormai smantellata da una serie di arresti e inchieste, è stato denunciato.
Sarà la Procura di Civitavecchia a indagare sull’episodio, cercando attraverso un’analisi del dispositivo telefonico di ricostruire i contatti che Mattia Spinelli aveva riallacciato dall’interno del carcere.
Secondo quanto trapelato, in casi simili i detenuti utilizzano applicazioni di messaggistica ad alta sicurezza, difficili da intercettare, soprattutto per effettuare chiamate. Se non dovessero emergere chat neppure dopo un’analisi approfondita, gli investigatori potranno comunque verificare i contatti salvati sul cellulare.
Nel caso del ventenne, gli inquirenti sospettano che il ragazzo avesse rimediato un telefono per impartire direttive ai propri collaboratori rimasti in libertà. Si ipotizza persino che potesse commissionare nuove azioni dimostrative o tentare di ricostruire la rete di spaccio a Latina, dove la droga continua a circolare e le piazze di spaccio sono ancora contese tra vari gruppi criminali.
Il sequestro del telefono, avvenuto nelle scorse settimane, potrebbe anche essere collegato agli ultimi episodi violenti di via Guido Rossa, tra cui l’incendio di un’auto domenica sera. Gli investigatori stanno infatti verificando se Spinelli abbia avuto un ruolo indiretto nell’organizzazione degli “sgarri” ai danni dei residenti della zona.
Nonostante la giovane età, appena vent’anni, Mattia Spinelli era riuscito, insieme al gemello Yuri, a mettere in piedi una piazza di spaccio redditizia, trasformando i palazzi Arlecchino in una vera e propria roccaforte criminale, con pusher e vedette organizzati in turni quotidiani.
Mattia era già stato arrestato per un’estorsione legata ai traffici di droga, ai danni di un noleggiatore d’auto che forniva alla coppia le vetture per spostamenti e logistica. Dopo l’arresto di Mattia, il gemello Yuri aveva continuato a gestire la piazza finché non è stato fermato a Latina con un chilo di cocaina.
Con loro erano già finiti in manette diversi spacciatori e collaboratori fidati, ma molti altri sono rimasti liberi, seppure sfiorati dall’inchiesta della Procura di Latina. Quest’ultima ha ricostruito la loro risposta violenta con attentati e ordigni artigianali contro i rivali, dopo l’esplosione della bomba in via Guido Rossa del 7 settembre, evento che aveva innescato una pericolosa spirale di ritorsioni.
Al di là delle indagini in corso, Mattia Spinelli ha dimostrato notevole spessore criminale, riuscendo a procurarsi un telefono persino dopo l’allontanamento dal carcere di Latina, dovuto alla rivolta che gli è costata un nuovo rinvio a giudizio insieme ad altre cinque persone.
Insomma, se qualcuno della fazione delle case Arlecchino è ancora libero e operativo, ma soprattutto disposto a rispondere agli ordini dei gemelli Spinelli, allora lo smartphone trovato in carcere assume un valore investigativo molto rilevante.
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