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Il caso

Crac e dissesto, i reati sono prescritti

Processo per quattro imputati, era una costola del fallimento Midal

Crac e dissesto, i reati sono prescritti

Tutto prescritto. Una costola della maxi inchiesta sul fallimento della Midal (uno tra i dissesti più imponenti in provincia negli ultimi anni),  finisce così con un non doversi procedere. Escono di scena Rosanna Izzi, manager all’epoca dei fatti della Midal,  Gianni Moneti, imprenditore viterbese, un passato nel mondo del calcio alla presidenza del Perugia nel 2012, il commercialista Gregorio Paone e Paolo Tintisona, imprenditore di Cisterna. 

L’inchiesta della Procura di Latina era relativa al fallimento della società Le Botteghe, riconducibile al fallimento della spa, «il gigante dai piedi d’argilla», come era stata definita la Midal. I fatti nel dicembre del 2012.  Le Botteghe era una delle aziende satelliti della società madre. Gli episodi contestati riguardano un momento chiave  del caso Midal con l’intervento dell’imprenditore Moneti.

«Quale amministratore unico in carica dall’ottobre del 2011 fino al fallimento de Le Botteghe dichiarata fallita nel dicembre del 2012, insieme all’Amministratore unico Gregorio Paone, quale consulente e ideatore delle operazioni societarie - aveva messo in luce il pm nel capo di imputazione  - hanno corrisposto dei fatti non corrispondenti al vero in merito al bilancio societario, cagionando il dissesto della società Le Botteghe». In base al teorema accusatorio il bilancio, il primo e unico presentato dalla società, non prospettava realmente la situazione patrimoniale e finanziaria della società e non sono stati stornati i crediti cauzionali per 29800 euro e non venivano stornati capitalizzazioni per migliorie sui beni di terzi per 124mila euro».

Inoltre - secondo la Procura:  «Venivano svalutati crediti non più esigibili per 178mila euro contro Midal e Di.Al. e alla fine il bilancio presentava un utile di 173mila euro invece che una perdita di 680mila euro e un patrimonio in questo modo netto positivo invece che negativo determinando una variazione del risultato economico di esercizio». E’ questo quello che ipotizza la Procura a Moneti. Per gli altri invece tra cui la Izzi e Tintisona era stata contestata la distrazione dei beni della Midal e delle società Le Botteghe.

«Facevano acquisire a Le Botteghe beni ed attrezzature di Midal e delle società che gravitavano attorno alla spa - hanno sottolineato gli inquirenti - senza procedere al pagamento ma mettendo come contropartita un credito inesigibile per un controvalore complessivo di quasi un milione di euro, o meglio di 936mila euro».

E infine tramite false fatturazioni sono state indirizzate delle somme verso il Consorzio Alliance. Ieri si è svolto l’ultimo atto davanti al  Collegio Penale del Tribunale di Latina presieduto dal giudice Mario La Rosa e composto dai giudici Valentina Mongillo ed Elena Sofia Ciccone. Tra le parti offese i curatori fallimentari della Midal e il curatore fallimentare della società Le Botteghe.  Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Enzo Biasillo, Luca Giudetti, Stefano Iucci, Renato Miele. Diverse le parti civili tra cui  gli ex dipendenti e la Bnl.  Sono rappresentate dagli avvocati Guglielmo Raso, Claudio Maria Cardarello, Luigi Di Mambro, Franco Sassu, Valentina Macor. 

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