L'Intervista
22.03.2026 - 20:00
Alessia Mesiano nella nostra redazione
C’è un momento, nella carriera di ogni atleta, in cui vincere non basta più. È il momento in cui la fame cambia forma, si fa più sottile, più profonda: non è più soltanto desiderio di medaglie, ma bisogno di mettersi ancora in discussione. Per Alessia Mesiano, quel momento è arrivato dopo aver costruito un percorso dilettantistico di altissimo livello, fatto di titoli, esperienze internazionali, le Olimpiadi di Parigi e la consapevolezza di essere tra le migliori. Eppure, qualcosa mancava ancora. Il passaggio al professionismo non è stato un ripiego né una scelta obbligata, ma una nuova sfida cercata con lucidità e determinazione. A 35 anni, quando molti iniziano a pensare al tramonto, la Mesiano ha deciso invece di proseguire. Cambiare ritmo, cambiare approccio, cambiare mentalità. E i primi segnali sono stati subito chiari: due vittorie prima del limite tra i professionisti, una naturalezza sorprendente nel gestire incontri più lunghi e una nuova dimensione tecnica e mentale che sembra esaltarla.
Nel racconto della pugile pontina emergono ambizione, maturità e una visione lucida del movimento femminile, oggi in piena evoluzione. Tra obiettivi a breve termine, sogni olimpici ancora vivi e la volontà di essere un punto di riferimento per le nuove generazioni, la Mesiano guarda avanti senza paura. Con la stessa determinazione di sempre, ma con una consapevolezza diversa: quella di chi sa esattamente cosa vuole.
Alessia, cosa cerca ancora una come te che ha vinto tutto a livello dilettantistico?
«La competizione, quella vera, quella che ti mette davanti a qualcuno più forte o comunque al tuo livello e ti obbliga a dare qualcosa in più. È una cosa che ho sempre avuto dentro, fin da quando ho iniziato a fare sport. Non mi è mai bastato partecipare, ho sempre voluto essere la migliore. Nel dilettantismo ho fatto un percorso importante, ho vinto tanto, ho vissuto esperienze incredibili come le Olimpiadi, anche se non è arrivata la medaglia che sognavo. E proprio per questo sento che ho ancora qualcosa da dimostrare, prima di tutto a me stessa. Il professionismo per me è una nuova sfida, completamente diversa: cambiano i ritmi, cambia la gestione, cambia anche la testa. Voglio capire fin dove posso arrivare, voglio vedere se riesco a impormi anche qui e arrivare all’apice. È una motivazione che mi accende ogni giorno».
Il tuo presente è già fatto di due vittorie tra i professionisti. Ora c’è un terzo match a Roma: ce ne parli?
«Sì, sono partita bene e questo mi ha dato tanta fiducia. Le prime due vittorie prima del limite non erano scontate, soprattutto perché il passaggio al professionismo può essere complicato. Adesso c’è questo terzo match a Roma, un appuntamento importante perché rappresenta un altro step di crescita. L’avversaria ancora non la conosco, il mio manager sta cercando un profilo adatto per un match sulle otto riprese, che per me è fondamentale per continuare a fare esperienza. All’inizio pensavo che avrei avuto difficoltà proprio sulla distanza, sulla gestione delle energie, invece mi sono sorpresa: mi sono trovata subito a mio agio. Mi piace molto il fatto di poter ragionare di più sul ring, gestire i tempi, costruire l’incontro. Anche gli allenamenti sono diversi, più lunghi e più mirati alla resistenza e alla concentrazione. È un tipo di boxe che mi sta dando entusiasmo».
A che punto è oggi la boxe femminile?
«Siamo in una fase di crescita molto importante. Fino a qualche anno fa il professionismo femminile era quasi invisibile: poca attenzione mediatica, pochi investimenti, poche opportunità. Oggi invece la situazione è cambiata tanto. Molte atlete di alto livello, anche campionesse olimpiche o medagliate, sono passate tra i professionisti e hanno portato qualità, visibilità e credibilità. Questo ha fatto la differenza: il livello tecnico si è alzato e anche il pubblico ha iniziato a interessarsi di più. Certo, c’è ancora una grande distanza rispetto alla boxe maschile, soprattutto dal punto di vista economico. Le borse sono molto diverse, a volte in modo evidente. Però il trend è positivo: negli ultimi dieci anni c’è stata una crescita enorme e penso che continuerà. Io mi sento fortunata a far parte di questa fase, perché è un momento in cui si può davvero contribuire a cambiare le cose».
Latina è una città importante per il pugilato. Quanto può crescere ancora grazie a te?
«Latina ha sempre avuto una tradizione pugilistica forte e spero davvero di poter dare il mio contributo per farla crescere ancora. Più che altro mi piacerebbe essere un esempio, soprattutto per i più giovani. Far vedere che con impegno, sacrificio e costanza si possono raggiungere traguardi importanti. Non è un percorso facile, richiede tanto, ma può dare anche tanto. Vedo già tante ragazze giovani che si stanno avvicinando alla boxe e questo mi rende felice. Se il mio percorso può spingere anche solo qualcuna di loro a crederci di più, allora significa che sto facendo qualcosa di importante anche fuori dal ring».
Oggi qual è la tua dimensione?
«Quella di una persona che vuole combattere e mettersi alla prova ogni giorno. Non sento questo percorso come un sacrificio, ma come una scelta consapevole. So che è la strada giusta per me in questo momento della mia vita. Ho voglia di testarmi, di capire fin dove posso arrivare e di continuare a crescere».
Quali sono gli obiettivi immediati?
«Voglio continuare a vincere e soprattutto a fare esperienza. Dopo questo terzo match, l’obiettivo è entrare in classifica e iniziare a costruire un percorso che mi porti a combattere per titoli importanti. Mi piacerebbe puntare a un Europeo Silver, che è un passaggio fondamentale per salire nel ranking e arrivare poi all’Europeo. È un percorso graduale, ma ben definito».
Ti sei data delle scadenze?
«Più o meno sì, anche se non in modo rigido. Penso che i 37-38 anni possano essere un riferimento, ma molto dipenderà da come mi sentirò fisicamente. In questo momento sto bene, anzi mi sento meglio rispetto a qualche anno fa. Il professionismo ti permette una gestione diversa: meno incontri ma più preparati, più studiati. Questo può allungare anche la carriera. Finché il corpo risponde e la testa è quella giusta, non vedo perché fermarsi».
Ti sei fatta delle promesse?
«Sì, ogni giorno. Mi prometto di dare sempre il massimo, di non sprecare questa opportunità. Ho fatto tanti sacrifici per arrivare fin qui e oggi ho la fortuna di fare quello che amo. Non è una cosa scontata. Proprio per questo sento una responsabilità forte verso me stessa: voglio allenarmi bene, vivere bene questo percorso e godermi ogni momento, senza rimpianti».
Hai mai pensato di tornare a inseguire una medaglia olimpica?
«È un pensiero che c’è sempre. Le Olimpiadi sono un sogno per qualsiasi atleta e anche per me lo sono ancora. Avevo voglia di farle e ci ho creduto tanto. Non escludo che nel 2028 possa esserci un’altra occasione, se ci saranno le condizioni».
Se ti guardi indietro, cosa vedi proiettato nel presente e nel futuro?
«Vedo un percorso di crescita, non solo mio ma di tutto il movimento».
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