ll caso
24.03.2026 - 09:00
La Corte di Cassazione, respingendo il ricorso di un ex marittimo di Itri ed a conferma della precedente sentenza di Appello ha ribadito un concetto di particolare rilevanza. Ossia che il tradimento coniugale non può essere addotto come motivo di addebito della separazione e che i maltrattamenti subiti dalla moglie in questione erano invece un validissimo motivo per chiudere il rapporto coniugale con addebito al marito autore degli abusi.
Ci sono dei passaggi persino folclorici nelle motivazioni per le quali l’ex marito della signora chiamata in causa voleva quell’addebito e si è rifiutato di pagare gli alimenti (150 euro mensili!). Per esempio alla donna veniva contestato di aver avuto «atteggiamenti licenziosi» con altri uomini in alcune sale da ballo della città. Di contro la donna, difesa dall’avvocato Enzo Biasillo, aveva prodotto le prove delle violenze del marito (per questo già condannato in sede penale) e del fatto che aveva divulgato sue foto in cui era nuda.
I giudici della Cassazione hanno dunque confermato ciò che era stato già statuito pur essendo stata provata l’esistenza di una relazione extraconiugale della donna; infatti tale elemento non dimostrava il nesso causale con la separazione tra i due e per tale ragione è stato confermato l’addebito l’addebito al marito, nonostante il tradimento della moglie, perché il marito era violento.
«Direi che è un passo in avanti verso il riconoscimento della liberta e dell’indipendenza non solo del ruolo della donna all’interno del matrimonio e nelle relazioni in genere , ma anche un grande passo contro il pregiudizio che è ancora radicato nelle coscienze di molti e che va debellato ad ogni costo», ha commentato l’avvocato Biasillo. Adesso seguiranno le azioni legali per la parte economica ma ciò che conta in questa vicenda è il riconoscimento della libertà e dell’autodeterminazione delle donne e del fatto che non debbano «essere punite» a botte quando tradiscono o si separano.
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