Il caso
24.03.2026 - 10:00
Dopo la notifica dell’avviso di conclusione indagini, nei giorni scorsi è stato interrogato dai Carabinieri un uomo di 53 anni, impiegato di Latina, accusato di violenza sessuale su una minore, la figlia della compagna.
Nel corso di un incidente probatorio che si era svolto in Tribunale davanti al gip, la ragazza aveva ritrattato spiegando che aveva deciso di denunciare il patrigno perché non le aveva dato dei soldi per andare in vacanza a Ponza insieme al fidanzato.
A seguito della chiusura dell’inchiesta da parte della Procura, l’indagato, difeso dall’avvocato Carmela Massaro, è stato ascoltato dal magistrato. La difesa ha presentato numerosi messaggi inviati dalla ragazza, nei quali ammette di aver sbagliato, di essersi pentita e di aver fatto una sciocchezza.
È emersa anche un’altra circostanza significativa: proprio in occasione dell’interrogatorio, sia prima che durante la deposizione dell’uomo, la ragazza avrebbe inviato diversi messaggi all’indagato, a testimonianza – secondo la difesa – della completa estraneità ai fatti del proprio assistito.
Durante le indagini sono stati ascoltati alcuni testimoni che hanno riferito che tra i due vi era un rapporto sereno. Lo scorso novembre la parte offesa era stata ascoltata in Tribunale e, durante la deposizione, aveva cambiato versione davanti al giudice per le indagini preliminari Paolo Romano e al pubblico ministero Giorgia Orlando, offrendo una nuova ricostruzione dei fatti.
Nelle carte dell’inchiesta la difesa ha depositato molti messaggi tra l’uomo e la parte offesa, nei quali la ragazza scrive di volergli bene e di non aver voluto presentare denuncia.
Nel corso dell’incidente probatorio, la ragazza era stata ascoltata in modalità protetta e, in oltre due ore, aveva ricostruito tutto ritrattando.
Secondo quanto emerso, il movente delle accuse sarebbe stata una vendetta pianificata per un rifiuto del patrigno.
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