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Il commento

Rimpasto e unità politica: il vero test ora è la città

L'unità del centrodestra è un mezzo, non un risultato. E non basta, servono risposte

Rimpasto e unità politica: il vero test ora è la città

Più che un nuovo inizio, il rimpasto di metà mandato della giunta Celentano appare come un passaggio interno, frutto di accordi tra partiti e raccontato nel segno della continuità. Eppure arriva dopo mesi di tensioni nella maggioranza e dopo l’uscita del tecnico Ada Nasti, segno evidente di una fase politica tesa e tutt’altro che lineare. C’è però un dato nuovo: la maggioranza ha ritrovato un punto di sintesi. Un accordo non scontato, dopo strappi e veti che restituisce oggi un’unità politica. Ma è qui il nodo: questa unità è un mezzo, non un risultato. La sostituzione di Nasti con Antonina Rodà al bilancio, insieme agli ingressi di Censi e Galardo e allo spostamento di Nasso, raccontano con chiarezza una cosa: la maggioranza ha rimesso in ordine i propri equilibri interni.

Legittimo nel contesto di una giunta politica e costituita da consiglieri eletti. Ma non sufficiente. Perché il rimpasto, così com’è stato costruito, sembra rispondere prima di tutto alla necessità di tenere insieme la coalizione e il rischio è che l’operazione resti confinata dentro il perimetro della politica. Un rimpasto utile a stabilizzare la maggioranza, ma non ancora capace di incidere sulle criticità più evidenti. E i segnali non mancano. La cultura, ad esempio, resta una delega trattenuta dal sindaco che avrebbe potuto piuttosto rappresentare un’occasione per un cambio di passo, gestita da un assessore che dedichi tempo, energie e fondi soprattutto in vista del Centenario. Nel frattempo, i nodi restano tutti sul tavolo: degrado urbano, gestione di ABC, criticità ambientali e sociali. Problemi che si risolvono con scelte concrete, tempi certi e risultati misurabili. E allora il punto è semplice: l’unità ritrovata del centrodestra è un passaggio indispensabile dopo mesi difficili. Ma sarà credibile solo se saprà tradursi rapidamente in azione amministrativa.

Se servirà a rimuovere quei blocchi che, finora, hanno rallentato o fermato decisioni importanti relegando la città in un tempo sospeso. Altrimenti l’eventualità è che questo rimpasto resti un’operazione tutta interna, utile alla politica più che alla città. Latina oggi ha bisogno di equilibrio, certo. Ma soprattutto ha bisogno di scelte. E di risultati. In tempi rapidi.

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