Il caso
12.04.2026 - 14:30
Quasi quattro anni fa era stata impugnata dall’imprenditore di Cisterna Fabrizio Perrozzi - davanti ai giudici della Corte di Giustizia Europea - la misura di prevenzione con la confisca per un valore di 150 milioni di euro. Il ricorso ancora non è stato deciso. Da Strasburgo i magistrati hanno chiesto se vi sia ancora interesse al ricorso e la difesa di Perrozzi, rappresentato dall’avvocato Giuseppe Fevola, ha inviato una nuova memoria difensiva dove vengono presi in esame una serie di punti sottolineando che vi è un vivo interesse per la decisione.
Sono diversi gli elementi presi in considerazione: «La legittimità delle misure di prevenzione personale (sorveglianza speciale) e patrimoniale con la confisca del Tribunale di Latina con il decreto del 16 aprile del 2015 diventato definitivo con la sentenza della Corte di Cassazione».
Dopo la presentazione del ricorso, la Corte Costituzionale - è riportato nella memoria - ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della norma che permetteva di applicare misure di prevenzione personali e patrimoniali a soggetti ritenuti abitualmente dediti a traffici delittuosi. La Corte aveva motivato questa decisione - ha osservato la difesa - evidenziando la “radicale imprecisione” della fattispecie ritenendola in contrasto con i principi di prevedibilità imposti dalla Costituzione». Nella richiesta Perrozzi punta come aveva fatto nel ricorso originario a ottenere la restituzione di tutti i beni confiscati.
«La confisca ha colpito un patrimonio ingente, la privazione ha causato un danno patrimoniale e non patrimoniale gravissimo». In subordine è stata chiesta la condanna dello Stato italiano al pagamento di un indennizzo di pari valore commerciale dei beni, oltre al risarcimento del danno non patrimoniale.
Il valore ammonta a 150 milioni di euro, tra cui auto di lusso, a partire da una Aston Martin, decine di immobili in provincia di Latina e in Sardegna, in Costa Smeralda. Erano stati gli investigatori della Divisione Anticrimine della Questura di Latina a portare avanti gli accertamenti e la Corte di Cassazione a stabilire che sono sussistenti i requisiti della sproporzione, accogliendo la tesi dell’accusa e rigettando l’azione di Perrozzi.
Per la prima volta il nome dell’imprenditore di Cisterna era emerso 20 anni fa per un’imponente inchiesta condotta dalla Guardia di Finanza in Veneto: a Padova ed era stata scoperta una frode carosello per un importo pari a 500 milioni di euro. A Latina invece è in corso il processo dell’inchiesta conosciuta come Point break, dove è imputato per un fallimento di una azienda per un passivo di oltre un miliardo. e per riciclaggio.
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