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Il premio

Premio Dedalo e Icaro, la vincitrice è MIchela Di Seri

La premiazione della seconda edizione. Palluzzi: "Non basta parlare di talento. Bisogna costruire le condizioni perché cresca"

Dedalo, Icaro e il coraggio di volare

Più che una cerimonia di premiazione, quella di ieri è stata una fotografia del talento che prova a farsi spazio. Il Premio Dedalo e Icaro ha restituito un panorama ricco e articolato di progetti, idee e visioni, ma a emergere con forza è stata soprattutto la tesi vincitrice, capace di distinguersi per qualità, solidità e capacità di interpretare il presente. Un lavoro che non si limita all’analisi, ma prova a costruire risposte concrete, dimostrando come la ricerca universitaria possa dialogare con il mondo reale.

Ma a emergere con forza è stata Michela Di Seri, vincitrice della seconda edizione, con un lavoro capace di distinguersi per profondità e capacità di lettura del presente. La sua tesi, dedicata al rapporto tra ricostruzione e identità urbana dopo il sisma del 2016 nel caso di Accumoli, ha convinto la giuria per solidità e visione, dimostrando come la ricerca possa tradursi in strumenti concreti per interpretare e trasformare il territorio.


Accanto a lei, le altre finaliste raccontano bene lo spirito del Premio. Federica Santucci, seconda classificata, ha presentato un progetto educativo sostenibile in territori vulnerabili, mentre Marta Rossetti, terza, ha lavorato sul tema dell’abitare contemporaneo con una proposta di social housing per l’area dell’ex Fiera di Roma. Bianca Falcetti, quarta classificata, ha invece sviluppato una riflessione progettuale legata al cibo e al territorio con la “Cittadella di Slow Food in Sabina”. Quattro percorsi diversi, ma uniti dalla stessa tensione: trasformare lo studio in proposta.


Ma è nell’insieme delle menzioni che si coglie fino in fondo il senso dell’iniziativa. Un mosaico di esperienze che attraversa ambiti diversi – dall’architettura alla tecnologia, dal diritto alla sostenibilità – e restituisce l’immagine di una generazione che lavora su temi concreti. Tra i lavori segnalati, quelli di Claudia Barletta, Alessandro Bolzoni, Marco De Santis, Aurora Fega e Kevin Lauricella, fino ai progetti di Flavia Leone, Ginevra Manzo, Eleonora Natale e Manuel Nori.
Accanto a loro anche Annalaura Nucci, Martina Perri, Mattia Pino, Alessandro Quaglio, Matteo Sacco, Giulia Sambiase Sanseverino ed Emanuele Tomassini, protagonisti di ricerche che spaziano dalla rigenerazione urbana agli impatti dell’overtourism, fino alle nuove frontiere della tecnologia e della sostenibilità.
Il risultato è un quadro ampio, che va oltre il singolo riconoscimento.
Perché se Michela Di Seri rappresenta il punto più alto della selezione, è nell’insieme delle storie e dei progetti che si misura davvero la vitalità di una generazione che, tra ricerca e sperimentazione, prova a costruire il proprio spazio.

Come detto, non è stata solo una cerimonia di premiazione. È stata, piuttosto, una dichiarazione d’intenti: dire ai giovani che il talento esiste, ma soprattutto che va messo alla prova. Ieri, nel foyer del teatro D’Annunzio, il Premio Dedalo e Icaro - giunto alla sua seconda edizione - ha raccontato proprio questo passaggio, quello tra l’idea e la sua realizzazione, tra il merito e la possibilità concreta di farlo valere.


La sala piena, un pubblico attento, la sensazione - rara - che non si stesse celebrando solo una cerimonia, ma un’idea di futuro. Tra le autorità presenti il prefetto Vittoria Ciaramella, il sindaco Matilde Celentano, l’assessore regionale Alessandro Calvi, il questore Fausto Vinci e il comandante provinciale dei carabinieri Christian Angelillo, insieme a rappresentanti del mondo dell’impresa e delle associazioni di categoria. Insieme a loro, i protagonisti di questo evento: le quattro finaliste, tra cui spicca la vincitrice Michela Di Seri con la sua tesi “Post-sisma e identità, continuità urbana dopo il sisma del 2016: il caso studio di Accumoli”, altri diciassette “Icaro” a cui è andato ciascuno un riconoscimento per il lavoro svolto, e un “Dedalo”, ossia il mentore, che quest’anno è rappresentato dall'ex presidente dell’Ordine degli Architetti, Massimo Rosolini.


Il premio, promosso dalla Fondazione Lestra con Ance Latina, Consorzio Sviluppo Sostenibile e LabDFG, nasce per valorizzare le migliori tesi su innovazione, sostenibilità e trasformazioni economiche. Ma la sensazione, già dai primi interventi (e in perfetta continuità con quanto già detto lo scorso anno) è che il punto non sia solo riconoscere il merito. È capire cosa farne.
A mettere a fuoco il tema è stato il presidente di Ance Latina, Pierantonio Palluzzi, con parole che hanno spostato il baricentro della serata. «Siamo bravissimi a dire che bisogna valorizzare i giovani. Ma poi?», è il sottotesto. Perché il rischio, ha spiegato, è fermarsi alla retorica. «Bisogna riuscire a fare le cose, renderle operative dopo averle immaginate».
E allora il premio diventa anche un modo per riconoscere qualcosa che spesso resta invisibile: «Le notti passate a costruire l’inizio del proprio percorso». Un passaggio semplice, ma concreto. Perché dietro ogni tesi non c’è solo un elaborato, ma un tentativo di trovare una direzione.


Poi il cuore del discorso, affidato al mito che dà il nome al premio. Dedalo e Icaro non sono solo simboli, ma due modi di stare al mondo. «Dedalo segna la strada, indica i limiti. Icaro invece vola», ha detto Palluzzi. «È giovane, coraggioso, anche spericolato. Decide di andare oltre».


E qui arriva il punto che resta addosso. «Quando decidi di “volare”, puoi cadere. Anzi, devi cadere». Non è un errore da evitare, ma una tappa inevitabile. «In Italia spesso si pensa che se cadi non ti rialzi più. Ma non è così». Per Palluzzi bisogna cambiare il paradigma: l’errore non è la fine, ma un passaggio.


In quelle parole c’è qualcosa che va oltre il premio. C’è una città che prova a raccontarsi in modo diverso. «A Latina vogliamo dire che c’è spazio per i giovani», ha insistito Palluzzi. Non una promessa, ma un tentativo.
E allora il messaggio finale non suona come una frase di rito. «Continuate a sognare e continuate a volare». Con tutto quello che comporta. Anche il rischio di cadere. Proprio da lì, in fondo, si ricomincia.

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