Nei giorni scorsi la sentenza a Perugia per il magistrato. Condanna a tre mesi
Pena ridotta in Corte d’Appello per l’ex pm di Roma Stefano Rocco Fava ora giudice civile in Tribunale a Latina. Nei giorni scorsi la Corte d’Appello di Perugia ha assolto Fava da due delle tre contestazioni e lo hanno condannato a tre mesi rispetto ai cinque mesi dei cinque del primo grado, sempre con pena sospesa, per accesso abusivo. Nel corso del suo intervento, il sostituto procuratore generale di Perugia Paolo Barlucchi, aveva chiesto l’assoluzione con la formula «perché il fatto non sussiste». Il magistrato in primo grado era stato assolto dalle accuse di abuso d’ufficio «perché il fatto non sussiste» ed era stato assolto dal reato di rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio insieme a Luca Palamara «per non aver commesso il fatto».
Il processo di secondo grado che si è concluso a Perugia ha riguardato solo il ricorso di Fava per l’accusa di accesso abusivo. Nel procedimento, che vede parte civile il magistrato Paolo Ielo, Fava, all’epoca dei fatti era sostituto procuratore a Roma ed è accusato di essersi «abusivamente introdotto nel sistema informatico nel Tiap acquisendo verbali d’udienza e della sentenza di un procedimento». Un fatto che secondo quanto sostenuto dalla pubblica accusa - avveniva per ragioni estranee rispetto a quelle per le quali la facoltà di accesso era attribuita».
Sempre secondo quanto ipotizzato dalla pubblica accusa, l’obiettivo «era di avviare una campagna mediatica ai danni di Pignatone, da poco cessato dall’incarico di Procuratore di Roma e dell’Aggiunto Paolo Ielo». In una dichiarazione all’Adn Kronos, l’avvocato Luigi Panella che assiste il magistrato insieme al collega Luigi Castaldi, è pronto a ricorrere in Cassazione. «Per eliminare anche la parte residua di condanna».