Politica
25.05.2024 - 09:30
Marco Tarquinio (Pd)
Per lui l’Europa è soprattutto un progetto di pace che sappia custodire la speranza e la vita concreta delle persone. Marco Tarquinio, ex direttore di Avvenire e candidato da indipendente nel Partito Democratico, si racconta nella nostra redazione spaziando dal giornalismo impegnato alla politica.
Quanto conta in questo percorso politico la sua esperienza giornalistica?
Perché dopo 44 anni di giornalismo ha deciso di candidarsi?
E’ stata una scelta pesante togliersi la giacca da giornalista e diventare uomo di partito. Una scelta che impone la serietà di non mischiare i piani. L’ho scritto per anni e ora lo applico a me stesso. Ho deciso di candidarmi ora perché siamo in un tempo che impone maggiore consapevolezza, stiamo perdendo la voglia e il gusto di essere parte della vita democratica e questo è un problema enorme perché dà spazio a minoranze malintenzionate che possono orientare la vita dei cittadini. Lo vediamo anche in alcuni paesi europei dove forze politiche di estrema destra stanno arrivando nelle stanze di potere con parole d’ordine di tipo etnonazionalista mentre l'Europa si riarma. Questo è un salto indietro di un secolo, bisogna saper vedere questo processo in corso e intervenire. Da giornalista ci ho provato con molte battaglie culturali e ideali dalle parte delle vittime, ma ora per me è il momento di un impegno personale nei luoghi dove si ha potere e dovere, il potere di fare le leggi e indirizzare l'azione politica e il dovere di farlo dalla parte della gente.
I cittadini non sentono molto queste elezioni europee perché vivono spesso l'Europa come una realtà troppo distante e lontana, eppure le norme europee governano la nostra vita.
Otto norme su dieci di quelle che governano la nostra quotidianità derivano dai processi legislativi europei che avvengono nel dialogo tra Parlamento europeo, commissione e consiglio dei governi. La proposta del Partito Democratico è quella di aumentare il peso del Parlamento europeo in questo procedimento di formazione delle regole, l’unica istituzione legittimata dal voto diretto dei cittadini dei 27 stati dell’Unione. Lo strumento del voto è decisivo perché in queste elezioni si scelgono anche gli eletti, a differenza di altre nelle quali gli eletti sono cooptati dai dirigenti di partito. Ogni voto non dato è una occasione persa e aumenta la forza del voto degli altri.
Con la sua candidatura si può aprire una fase nuova nel rapporto tra cattolici e Pd?
Credo che nel rapporto tra cattolici e Pd ci sia un problema serio ed evidente. In questa fase con la segreteria di Elly Schlein la mia candidatura può aprire un momento di rottura degli schemi e spero di ritorno alla doppia radice fondativa di questa esperienza politica che coniuga solidarismo cristiano e solidarismo di matrice socialista per una sintesi originale che non sia inseguire le parole d’ordine del liberalismo, ma l’economia civile. E’ un altro modo di vivere il mercato nella dimensione di un capitalismo meridiano, che consiste nel fare impresa facendola bene non per il successo a qualsiasi costo e nell’ottica di una condivisione allargata del profitto.
Che tipo di Europa ha in mente?
Europa o è pace o non è. Deve essere capace di continuare a essere fedele a ciò che ha fatto dopo le grandi guerre quando ha preso tutti gli odi, i tradimenti, l’orrore della Shoah e l’ha trasformati per la visione di politici lungimiranti in un percorso di pace. Sembrava impossibile ma è stato fatto. Alla nostra generazione spetta di non disperdere tutto questo, di non consegnare ai nostri figli una Europa di nuovo in guerra. Oggi si stornano le risorse economiche dal welfare, dall’istruzione e dalla sanità verso le spese militari, la pace non è un discorso astratto. Vado in Europa per dire che il debito pubblico comune va fatto per sostenere la vita della gente e non per produrre armi.
Il Lazio, nella sua area sud in particolare, cosa deve aspettarsi dall'Europa nei prossimi cinque anni?
L’Europa è una grande rete di stati e tiene conto dei territori, quello che deve aspettarsi il Lazio dipende dalla capacità delle amministrazioni di utilizzare imponenti fondi europei per innalzare la qualità della vita. Se l’Italia non è capace di valorizzare al massimo queste risorse, e ogni anno ne rimandiamo indietro più della metà, è un’occasione persa drammatica. Dobbiamo evitare che diminuiscano i servizi alle persone, e rendere meno complicate le strade formative che portano i ragazzi ad andare via, uno dei problemi di questi territori.
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