La storia
02.01.2026 - 15:00
Antonio Pennacchi ha magistralmente raccontato la storia di chi veniva dal nord per costruire e abitare una città che stava nascendo. Strappata all’acqua e alla malaria, pochi edifici, i poderi, la campagna da coltivare. Una nuova vita, pur mantenendo salde le proprie radici. ‘Canale Mussolini’ è una storia corale, epica moderna. Nel 1991 Gianfranco Pannone con ‘Piccola America’ a raccogliere le voci degli ultimi superstiti della “redenzione dell’Agro”.
Ci sono famiglie che hanno questa voce ancora chiara e nitida, come la famiglia Marangoni che a Borgo Vodice, a dicembre scorso, ha celebrato Caterino Marangoni, che nel 1935, a 7 anni, si è trovato su un treno che partiva dalla provincia di Vicenza, da Thiene, con una parte della sua famiglia, due donne, tre adolescenti e otto bambini. Arriverà qui il 24 dicembre del 1935 e ricongiungendosi con i capofamiglia a Sabaudia al podere 2080 della Cocuzza a mezzogiorno del giorno di Natale. Caterino oggi ha 97 anni - “se dio vuole”, come dice lui, ne compirà 98 il giorno di Pasqua . ricorda tutto, come raccontano le nipoti Ilaria e Noemi. Dopo 2 anni da quella viglia di Natale di viaggio, la famiglia si trasferisce al podere 2016. Tutti contribuiscono al lavoro nei campi e all'accudimento degli animali, bambini inclusi. Questa attività sarà poi l'attività "di famiglia" negli anni a venire, la famiglia Marangoni ha coltivato negli anni grano, bagigi, tabacco e cotone, fino ad arrivare in anni più recenti a produrre ortaggi. Caterino è stato socio fondatore di molte cooperative - Coop Mediana, Consorzio Eurocirce, Coop Agri Natura e Agrieuropa - ancora oggi attive e floride. Sono anni di lavoro e di vita in famiglia, interrotti con lo scoppio della Guerra e poi dell'occupazione tedesca. Per prepararsi agli sbarchi degli alleati, i tedeschi chiesero alla chiesero alla famiglia Marangoni un operaio per aiutarli ad alzare barricate sulle dune della spiaggia di Caterattino e fu scelto proprio Caterino, al tempo quindicenne. Nei giorni finali della guerra fu portato dai tedeschi nel bosco, quello che oggi è il Parco Nazionale del Circeo, per costruire le capanne che usarono per nascondersi. Furono tutti minacciati di morte se per caso anche un chiodo fosse mancato, perquisiti senza troppi complimenti.
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Nel 1957 Caterino viene invitato a un matrimonio di un cugino al nord ed lì conosce Michelina, l’amore della sua vita, quella che dopo pochi mesi diventerà sua moglie. Michelina ha una storia triste alle spalle, il padre Giovanni Panozzo fu ucciso durante l'eccidio di Pedescala davanti alla moglie e ai tre figli, lei era una delle poche sopravvissute a questo evento. Michelina si trasferisce con Caterino nell'Agro Pontino, è una donna che ama la musica, abituata ad avere la luce in casa, al bagno, mentre al podere si vive tutti insieme e in condizioni non “agiate”, una vita molto dura. Nonostante questo nascono dal matrimonio quattro figli, ognuno dei quali ha portato avanti a modo suo la tradizione di famiglia lavorando nell'ambito agricolo. Caterino ha contribuito attivamente ed economicamente alla fondazione del cimitero di Borgo Montenero insieme ad altri quattro amici supportando l'allora parroco Don Giuseppe Capitanio, per questo poche settimane fa la città ha omaggiato i fondatori con una targa affissa proprio fuori dal cimitero. Caterino è, ad oggi, una delle voci dell’epoca, preziose e sempre più rare, che ancora oggi, quando la salute lo permette, dedica tempo alla diffusione della storia del territorio.
Poche settimane fa è stato nelle scuole del borgo a parlare della sua esperienza, ha partecipato con racconti alla stesura di alcuni testi sulla storia della bonifica e dei borghi di fondazione. Domenica la sua famiglia lo ha festeggiato: figli, nipoti, pronipoti - tra cui gli ultimi arrivati, i piccoli Zeno e Filippo - 90 anni di vita nell’Agro Pontino, come i 90 anni della Provincia, festeggiati da poche settimane.
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