Come segretario nazionale del Pd ha davanti mesi decisivi e delicati sul piano politico: l'election day di settembre, la nuova legge elettorale, la sfida dell'Europa, i rapporti con i Cinque Stelle, le dinamiche interne. Come presidente della Regione Lazio ha centrato un risultato storico, l'uscita dal commissariamento della sanità. Naturalmente i piani sono legati e nella lettera al Corriere della Sera, a proposito delle prospettive che si aprono dopo l'intesa a Bruxelles, Zingaretti ha scritto: «Quella che ora ci si apre davanti è la grande sfida di cogliere al meglio queste opportunità. Per farlo, occorre mettere al centro di questo nuovo modello di crescita i veri motori dello sviluppo: le persone. Solo mettendo in condizione giovani e meno giovani di esprimere appieno le proprie reali potenzialità, l'Italia potrà avviare una nuova, auspicata, stagione di crescita del Paese.

 
Per farlo, occorre investire rapidamente in progetti concreti sui fattori abilitanti per lo sviluppo economico, come le piattaforme digitale, logistica ed energetica; su ambiti decisivi per lo sviluppo umano e l'inclusione sociale, quali formazione, cultura e sanità; e infine su settori chiave del Paese che siano orientati in modo innovativo verso nuovi modelli di consumo "responsabile", nati e accelerati dalla pandemia, in grado di trainare in maniera stabile crescita e occupazione». Sono i temi dello sviluppo che porta avanti come presidente della Regione: digitale, logistica, infrastrutture. Secondo alcuni Zingaretti potrebbe entrare a far parte del Governo. Ma è complicato immaginare che possa lasciare anzitempo la presidenzadel Lazio.

 
Allora Zingaretti, dopo dodici anni la sanità laziale è uscita dal commissariamento. Cosa determinerà nel concreto questo per i cittadini, le famiglie, le imprese, i medici, gli infermieri e gli operatori del settore?
«Da oggi si volta pagina, ce l'abbiamo fatta. Un risultato storico, la conclusione di un percorso durato ben dodici anni. Abbiamo risanato i conti senza tagli e chiusure, ma ora è giunto il momento di una svolta definitiva sui servizi: costruiremo un modello di difesa del diritto alla salute che unisca grandi strutture di eccellenza della sanità territoriale alla sanità domiciliare. Si apre una stagione nuova, una stagione di assunzioni per rafforzare la qualità dei servizi, per rispondere maggiormente alle esigenze dei cittadini, per una sanità innovativa e più vicina alle persone. Le Province e i territori saranno protagonisti di questo percorso virtuoso. Sono orgoglioso dei medici e di tutti gli operatori che con professionalità e impegno hanno contribuito a portare il Lazio fuori dal commissariamento. Approfitto per ringraziarli perché se il nostro sistema sanitario, ancor più in questa fase di emergenza causata dal Covid-19, ha riacquistato credibilità il merito è tutto loro».


Vogliamo ricostruire le principali tappe di questa "traversata nel deserto"?
«Per il più grande debito italiano e con un disavanzo annuale che ammontava a circa due miliardi, il Servizio sanitario regionale è stato commissariato dal luglio del 2008. Appena arrivati in Regione il disavanzo era ancora di circa 700 milioni di euro, con l'erogazione dei Livelli essenziali di assistenza inadempienti. Oggi chiudiamo i bilanci in attivo e siamo la Regione che ha ottenuto il maggior incremento nazionale nella griglia Lea, che misura 33 indicatori racchiusi in 3 macro aree: ospedale, distretto, prevenzione. Un lavoro incredibile e ora possiamo programmare in autonomia una sanità nuova, a misura di cittadino».
Adesso, con maggiori investimenti e risorse, si tratta di costruire la sanità del dopo Covid. Lei come la immagina?
«Si chiude una stagione buia e la volontà è continuare nell'opera riformatrice che stiamo costruendo. Guardiamo al futuro pensando alle assunzioni di medici e di infermieri, prestando ancora maggiore attenzione all'assistenza sul territorio, intervenendo con tempi certi in quelle che attualmente rappresentano le maggiori criticità: decongestionamento dei Pronto Soccorso e abbattimento delle liste di attesa. Valutiamo di intervenire con specifiche disposizioni per affrontare e risolvere queste due problematicità, che peraltro si sono aggravate in questa fase di emergenza, anche prevedendo stanziamenti integrativi di risorse. E poi guardare al futuro significa, soprattutto, implementare l'utilizzo delle grandi tecnologie, perché i flussi informatici hanno la potenzialità di migliorare i controlli e di diminuire qualsiasi elemento di incertezza. Una sanità migliore è possibile».

 
Tempi di Covid ma anche di grandi investimenti sulle infrastrutture, specie nei territori. Ad esempio quali opportunità con la Tav in provincia di Frosinone?
«Le infrastrutture sono il futuro del Paese. L'Alta Velocità è un esempio plastico, cambierà in modo radicale l'economia non solo della provincia di Frosinone, ma dell'intero basso Lazio. Avverrà una trasformazione radicale che non interesserà soltanto la mobilità, ma lo sviluppo di una intera area. La Tav e la nuova stazione significano sostanzialmente due cose: essere agganciati al treno europeo perché i territori connessi modificano la loro prospettiva e diventare meta turistica internazionale catapultando la Ciociaria e il Basso Lazio in un contesto totalmente nuovo rispetto a quello odierno. Sviluppi significativi ci saranno anche per il traffico merci con conseguenti nuove opportunità commerciali. E poi gli investimenti: dei 58 miliardi di stanziamenti previsti da Ferrovie fino al 2023, ben 18 saranno spesi nel Lazio. Tradotto: oltre alla Tav, più treni, stazioni moderne, condizioni migliori per i pendolari. È anche un messaggio che vogliamo dare ai giovani: non si dovranno più abbandonare le province per andare a studiare o a lavorare. È alle nuove generazioni che dobbiamo questo tipo di investimenti».
Tornando al Covid, preoccupato dei focolai e dei casi di importazione? Lei ha lanciato una grande campagna di informazione, ma non ha ritenuto opportuno procedere con un'ordinanza (come chiedeva D'Amato). Perché?
«Il messaggio che abbiamo voluto dare è stato sempre chiaro: sì alla responsabilità e alla consapevolezza individuale, al dovere di tutti a rispettare regole di comportamento facili ma fondamentali, dando fiducia, fin dove possibile, ai cittadini. Per questo abbiamo scelto di dar vita a una nuova campagna di informazione sulla stampa, i social, i mezzi di trasporto, le stazioni del litorale che dice cose molto semplici: non dobbiamo essere complici del virus, per questo è importante indossare la mascherina, mantenere le distanze di sicurezza, lavarci spesso le mani. Abbiamo anche lanciato un appello a evitare comportamenti irresponsabili che mettono a rischio la propria sicurezza e quella degli altri e ho chiesto ai sindaci, laddove si verifichino situazioni critiche, di emanare ordinanze per limitare gli assembramenti. Stiamo monitorando con grande attenzione e grande sforzo da parte di tutto il personale sanitario impegnato sul territorio la situazione che al momento è sotto controllo, ma come dimostrano i nuovi casi di Covid-19 nel Lazio, perlopiù di importazione, il virus è ancora in circolazione e non bisogna abbassare la guardia. Ai cittadini abbiamo chiesto sacrifici enormi, obbligandoli a modifiche radicali degli stili di vita e la risposta è stata eccezionale, il senso civico davvero incredibile. Ora, però, non possiamo tornare indietro e mettere a rischio il grande lavoro che tutti insieme abbiamo svolto».


Lei crede che si arriverà al vaccino in tempi rapidi? Magari con il contributo di aziende di questo territorio come la Irbm di Pomezia e la Catalent di Anagni?
«Già a marzo, poche settimane dopo l'inizio dell'epidemia da Covid-19, noi siamo stati la prima e unica Regione d'Italia a stanziare 5 milioni di euro, cui vanno aggiunti 3 milioni del Mur, esattamente per raggiungere questo obiettivo: rendere disponibile e accessibile a tutta la popolazione mondiale nel più breve tempo possibile un vaccino contro il Covid-19. Grazie ai fondi messi in campo e alle nostre eccellenze scientifiche, come quelle dello Spallanzani, siamo vicini all'avvio della prima sperimentazione sull'uomo. È ancora presto per brindare, ma i riscontri scientifici sul vaccino dell'Università di Oxford, a cui sta collaborando attivamente il centro di ricerca Irbm di Pomezia e che verrà infialato alla Catalent di Anagni, sono incoraggianti e ci riempiono di orgoglio per la presenza sul nostro territorio di questi veri e propri laboratori di futuro».
A settembre riprendono le scuole e in autunno inizierà la vaccinazione obbligatoria per alcune categorie relativamente all'influenza stagionale. Il Lazio gioca d'anticipo.
«La giusta e normale ripresa di tutte le attività didattiche e l'arrivo dell'autunno sono due fattori di rischio potenziale per lo scatenarsi di nuovi focolai o per una seconda ondata di contagi. Per questo come Regione Lazio abbiamo deciso di mettere in campo due strategie. Con un'ordinanza regionale abbiamo stabilito l'obbligo della vaccinazione antinfluenzale per chi ha più di 65 anni e per tutto il personale sanitario, raccogliendo così l'appello lanciato dall'Oms per ridurre il numero di pazienti con sintomi simili e dunque sovrapponibili a quelli da infezione da Covid. Inoltre, saremo la prima Regione italiana che sottoporrà a test seriologico docenti, tecnici amministrativi, ausiliari e insegnanti di sostegno per un totale di circa 120mila persone che lavorano nelle scuole di ogni ordine e grado, paritarie comprese. Si tratta della più grande indagine epidemiologica in ambito scolastico, per far tornare tutti in sicurezza tra i banchi».


 
Il 7 ottobre si vota per il presidente della Camera di Commercio del Basso Lazio. Che tipo di governance auspica e come se la immagina?
«Dalla fusione delle Camere di Commercio di Latina e Frosinone nascerà la nuova Camera di Commercio del Basso Lazio. Sarà l'ottava in Italia per dimensione economica e rappresenterà oltre 120.000 imprese. Da questa unione emergerà la reale possibilità di sviluppare sinergie e progettualità per promuovere la crescita economica dei territori, tralasciando finalmente le questioni legate al campanile. Siamo ad emergenza sanitaria ancora in corso, in una situazione nella quale molte attività hanno dovuto fermarsi e altre stanno proseguendo con difficoltà. Per questo diventa essenziale unire le forze, semplificare ed essere di supporto agli operatori economici. Per il Basso Lazio si tratta di una grande opportunità di crescita e sviluppo».