Lo hanno chiamato patto anti inciucio ed è un accordo che i tre leader dei partiti del Centrodestra italiano, Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi, hanno siglato in vista delle elezioni future: qualunque sia il risultato i tre partiti si sono impegnati a rimanere uniti, evitando quanto accaduto nel 2018 quando la Lega ha accettato di formare il Governo col Movimento 5 Stelle lasciando Forza Italia e Fratelli d'Italia all'opposizione. Insomma, uniti sempre e comunque. Una dichiarazione d'intenti che dovrebbe far ben sperare anche a livello locale, solo che le cose non vanno sempre così.

Si predica bene a livello nazionale, ma poi su scala locale, si razzola decisamente male. E il partito che maggiormente ha insistito per la firma di questo accordo, ossia Fratelli d'Italia, è tra quelli che poi sul territorio, qualche strappo alla regola lo fanno. I casi di Terracina e Fondi, dove il centrodestra va diviso, sono solamente un esempio. Nella città dell'ex sindaco Procaccini, FdI viene accusata da Lega e Forza Italia di aver stretto un'intesa con la sinistra, a scapito dell'unità del Centrodestra. Come spesso accade nella politica locale, infatti, ci sono liste civiche usate per mascherare la presenza di esponenti politici, più o meno noti. Nella coalizione che sosteneva in passato l'amministrazione Procaccini e ora si ripresenta guidata dalla candidata sindaco Roberta Tintari sono evidenti i nomi di chi fino a qualche anno fa militava nel Pd. La stessa candidata sindaco è accusata di non aver mai rinnegato idee non proprio sovraniste. Ma quanto accade a Terracina non è un caso isolato. Come dimenticare Gaeta, dove il sindaco Cosmo Mitrano amministra da anni con una lista civica al cui interno ci sono diversi esponenti del Partito democratico. Una liaison quella tra Pd e Forza Italia che tocca il suo punto più alto nell'accordo istituzionale per guidare la Provincia, dove i due partiti esprimono il presidente Carlo Medici e il vicepresidente Vincenzo Carnevale. E in questo consesso c'è spazio anche per FdI, col vice-portavoce regionale del partito della Meloni, Enrico Tiero, che è capo di gabinetto del presidente Medici (Partito democratico). Per carità, in nessun caso c'è nulla di male. Ma è evidente che i patti anti inciucio, se traslati a livello locale, hanno decisamente poco significato.

E a sinistra? Qualche giorno fa, in piena afa agostana, il Movimento 5 Stelle ha votato, sulla piattaforma Rousseau, il via libera alle alleanze a livello locale per le comunali. Devono essere fischiate le orecchie al sindaco di Latina Damiano Coletta, da anni alla ricerca di una sponda nel Movimento 5 Stelle. Il suo piano di ricandidatura per il 2021 prevede la costruzione di un campo largo anti sovranista, che appunto metta insieme la sua Latina Bene Comune, il Partito democratico e anche il Movimento 5 Stelle. A prescindere dal fatto che il Pd non è proprio compatto nel giudizio verso Coletta, bisogna capire anche quali siano gli interlocutori targati M5S. A oggi, sul territorio, tra gli eletti nazionali c'è solo la senatrice Marinella Pacifico. Per il resto i famosi meetup sono stati sciolti dal sacro blog e in città i loro appartenenti hanno fondato associazioni o si sono dati al citizen journalism. A oggi, ci dicono fonti pentastellate, il riferimento più credibile sul territorio per parlare di alleanze future è il senatore Emanuele Dessì, quello finito qualche anno fa nel tritacarne mediatico per un video in cui si allenava insieme con un esponente del clan Spada. Non proprio il miglior viatico per instaurare un dialogo con un intransigente legalista come Damiano Coletta.