Il Partito democratico, dopo tre no in Parlamento, alla quarta votazione ha scelto il Sì alla riforma sul taglio dei parlamentari. Una decisione scaturita dall'ingresso in maggioranza del partito di Zingaretti che ha accettato di votare sì per amor di coalizione dopo aver scelto di creare un Governo assieme al Movimento 5 Stelle di Luigi Di Maio. Resta il fatto che la gran parte dei parlamentari e dei militanti del Pd non digeriscono questa riforma e che molti si stanno spendendo, più o meno ufficialmente, a favore del No, con buona pace degli alleati pentastellati.
In questa direzione si inseriesce il comitato Democratici per il NO, di cui fanno parte anche i pontini Emilio Ciarlo e Paolo Valente.

«Democratici - Comitato per il no nasce da un gruppo di persone, che al di là delle appartenenze e dagli impegni politici, dice innanzitutto No a questa avanzata populista - si legge nella nota - Questo referendum è stato concepito come un mero taglio alla politica, più che ai Politici, senza troppe spiegazioni e senza nessun altro inquadramento normativo. Il 20 e 21 settembre prossimi siamo chiamati tutti a scegliere se il taglio del numero dei parlamentari migliorerà il nostro il nostro sistema democratico, il nostro governo». Risposta? «Non è dato saperlo - affermano ancora i sostenitori del No - Oltre il taglio non è stata avanzata nessuna proposta di riforma del sistema della rappresentanza. Inoltre nella completa disinformazione, una minoranza di elettori deciderà per tutti, su una questione di forte rilievo costituzionale. Prevalgono il populismo e la demagogia, due mali cronici della politica stessa che si vorrebbe migliorare». Insomma, un taglio che sarebbe privo di buone ragioni, stando a quanto affermano i Democratici per il No.

«L'Italia è chiamata nei prossimi anni ad affrontare una ripresa che è paragonabile alla ricostruzione del dopoguerra, una condizione in cui servono progettualità, professionalità e una politica forte che sappia scegliere nel merito e assumersi delle responsabilità grandi, in un contesto Europeo che premierà reattività e stabilità. Ci uniamo a tanti che in questi giorni alimentano e promuovono le ragioni del no, come quelle avanzate dal Comitato Nazionale Democratici per il no a cui aderiamo». Il problema vero è la rappresentanza. «I territori, gli italiani all'estero, le zone meno popolose non avranno più rappresentanti e così si allontana la politica dai territori. I parlamentari saranno scelti in liste bloccate dai capetti di partito senza nessun legame con i territori e in Senato i governi saranno sempre in balia di due o tre senatori. Infine, avremo commissioni che funzioneranno peggio, quindi leggi più confuse e meno efficaci. In una parola: democrazia più debole, come ci dice l'onorevole Tommaso Nannicini uno dei Fondatori del comitato che a breve sarà presente ad un evento sul No al Referendum che Democratici sta organizzando».