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Giunta Celentano sotto la soglia di genere dopo l'addio di Nasti

L’assessore uscente era l’unico componente tecnico di una giunta interamente espressione politica

Giunta Celentano sotto la soglia di genere dopo l'addio di Nasti

L’equilibrio politico è un tema, ma oggi c’è anche in ballo una questione tecnica e normativa da risolvere a breve: la piena operatività della giunta. Dopo l’uscita di Ada Nasti, infatti, l’esecutivo guidato dal sindaco Celentano deve fare i conti con il rispetto delle quote di genere e con il rischio concreto di un’attività amministrativa limitata. Un tema sollevato e all’attenzione della segretaria generale Alessandra Macrì. Nasti ha lasciato ufficialmente l’assessorato al bilancio e Partecipate ieri per rientrare in servizio a Terracina come dirigente comunale.  Ora il problema immediato è il rispetto della soglia minima del 40% di rappresentanza femminile prevista dalla normativa sulle giunte comunali. In assenza di tale requisito l’esecutivo potrebbe trovarsi nella condizione di poter adottare esclusivamente atti urgenti e straordinari, rinviando invece quelli di ordinaria amministrazione. Uno scenario che rischia di rallentare l’attività dell’ente proprio in una fase delicata, segnata da scadenze finanziarie, programmazione e gestione dei servizi.

 L’assessore uscente era  l’unico componente tecnico di una giunta interamente espressione politica e la sua uscita ha lasciato ora un doppio vuoto che ora è oggetto delle riflessioni di Fratelli d’Italia e del sindaco: da un lato quello numerico, che impone una rapida ricomposizione nel rispetto delle quote di genere; dall’altro quello sostanziale, legato alla gestione delle partite finanziarie più delicate da parte di un assessore che va in quota proprio al partito di maggioranza relativa. La priorità per il sindaco diventa dunque duplice: ripristinare l’equilibrio di genere per evitare possibili rilievi sulla legittimità degli atti e individuare una figura capace di affrontare con competenza una delega strategica come il Bilancio. Il tempo, in questo caso, non è una variabile neutra. E ora ogni ritardo nella nomina rischia di alimentare incertezze amministrative oltre che tensioni politiche. 

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