Il fatto
04.03.2026 - 09:00
Non è stato un commiato neutro. Nel suo ultimo Consiglio provinciale da presidente a via Costa, Gerardo Stefanelli ha scelto di raccontare quattro anni che, nelle sue parole, sono stati prima di tutto un esercizio di equilibrio. Equilibrio istituzionale, politico, personale. Un mandato cominciato nell’incertezza normativa lasciata dalla riforma delle Province del 2014 e attraversato da risorse ridotte, competenze limitate e persino dalla malattia, affrontata senza mai abbandonare il timone dell’ente.
La cifra emersa dalle sue parole e dai fatti amministrativi spiegati ieri, passo dopo passo, è la serietà: quella di tessere un ruolo istituzionale cucito sui territori e sulle esigenze di un organo complesso, spesso schiacciato tra riforme incompiute e deleghe incerte. E insieme il coraggio di farlo in condizioni difficili, rispettando equilibri politici non sempre semplici, tenendo insieme maggioranza e opposizione, Comuni grandi e piccoli, centro e periferia.
Il mandato si è aperto in una fase di forte incertezza normativa per le Province. La priorità, ha spiegato, è stata ricostruire fondamenta solide: aggiornamento dei regolamenti, riorganizzazione interna, rafforzamento della struttura amministrativa. Un lavoro meno visibile, ma decisivo per restituire stabilità all’ente. Po investimenti sul personale, nuove assunzioni, formazione, digitalizzazione spinta con la riduzione drastica dell’uso della carta e l’adeguamento ai sistemi nazionali: tasselli di una Provincia che ha voluto tornare moderna e funzionale. Stefanelli ha voluto raccontare poi quattro anni di equilibrio istituzionale e collaborazione tra Comuni, con una Provincia tornata luogo di sintesi, ascolto e sussidiarietà, pur dentro i limiti imposti dal suo assetto.
«Con maggiori deleghe regionali potrebbe crescere ancora», è il sottotesto politico che lascia in eredità. Nel suo intervento non sono mancati passaggi più personali. Qualche sassolino tolto dalla scarpa prima dell’addio, qualche stoccata al Comune e al Governo, persino una venatura di autocompiacimento da leggere come peccato veniale dentro un bilancio che resta denso di numeri e risultati: oltre 47 milioni per l’edilizia scolastica, 26 milioni per la viabilità, 92 milioni intercettati sul fronte della risorsa idrica attraverso Egato 4, 5,4 milioni ai Comuni per la raccolta differenziata, un rafforzamento concreto del ruolo di “Casa dei Comuni” con decine di procedure seguite per conto degli enti locali.
Ma il passaggio più sentito è stato quello sui valori. L’orgoglio per il lavoro con i ragazzi, dal progetto “Che ci faccio qui” sull’identità e l’educazione emotiva ai percorsi su legalità e memoria e poi la valorizzazione dell’Appia Regina Viarum come filo identitario capace di unire territori diversi in un unico corpo. Su tutto l’idea che una Provincia non sia solo un livello amministrativo, ma una comunità. Ha ammesso anche ciò che non è bastato, come sull’erosione costiera e il tema del mare, dove – ha riconosciuto – si sarebbe potuto fare di più.
Un’assunzione di responsabilità che rafforza il senso complessivo del suo messaggio finale: la politica come servizio, costruzione paziente e responsabilità verso chi verrà dopo. Stefanelli consegna una Provincia che definisce più solida, più organizzata, più vicina ai territori. Il mandato finisce. La serietà e il coraggio, restano come metodo. E come eredità.
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