Un centro storico non si ridisegna da soli, si costruisce insieme. Con questo spirito è stata presentata ieri in Comune una delle prime giornate di consultazione pubblica dedicate al masterplan del “Piano di recupero del centro storico”, il progetto strategico affidato agli architetti Alfonso Femia e Francesco Romagnoli e all’ingegnere Emilio Ranieri. Ma più che un processo in costruzione e di partecipazione l’incontro è apparso come una presentazione tardiva a giudicare dagli interventi e dagli umori sia da addetti ai lavori che dai cittadini, bisognosi di confrontarsi.  L’incontro pubblico ha fatto emergere non solo proposte ma anche critiche e preoccupazioni da parte di cittadini e tecnici. Perché confrontarsi deve far mettere in conto anche testare gli umori di chi la città la vive ogni giorno e ne sente parlare da troppo tempo per progetti su carta che raramente si traducono in servizi concreti.
In apertura l’assessore all’Urbanistica Annalisa Muzio, cui va dato il merito della caparbietà nel sostenere questo strumento, ha spiegato che il masterplan nasce da una delibera di giunta con l’obiettivo di mettere a sistema il lavoro svolto negli anni e definire una visione di sviluppo progressiva della città. «Il masterplan interviene  sulle emergenze, cioè su immobili e aree che richiedono interventi immediati, e definisce una strategia di trasformazione nel medio-lungo periodo». Il documento, ha precisato, rappresenta uno schema di assetto generale aperto a correzioni e miglioramenti, che arriverà in commissione e in consiglio comunale per definire una cornice di sviluppo nei prossimi sette anni. Presente anche il sindaco Celentano che ha sottolineato come la progettualità si inserisca nel percorso del Centenario, e la commissione urbanistica con il presidente Roberto Belvisi, che ha definito il piano «un progetto dinamico», capace di recepire nel tempo le proposte, ma ha richiamato anche alcune criticità: la carenza di fondi che potrebbe rallentare l’attuazione e il rischio di mancanza di continuità amministrativa tra visioni politiche diverse.
Il caso di viale Don Morosini

Il consigliere Nazzareno Ranaldi ha sottolineato l’importanza di un piano strategico che guardi alla città nella sua estensione complessiva e non solo al centro storico e  inoltre richiamato il progetto del playground previsto in via Don Morosini, finanziato da Sport e Salute, chiedendo perché non sia stato integrato con il percorso del masterplan. Muzio ha risposto spiegando che, nel tentativo di intercettare finanziamenti e realizzare rapidamente alcuni interventi, può essere saltato qualche passaggio di coordinamento.
Il confronto con i cittadini
Il confronto si è acceso con gli interventi dei cittadini del comitato del centro storico, che hanno denunciato la situazione di degrado e insicurezza nell’area tra via Cairoli e viale Don Morosini. «Ogni decisione su alcune aree viene presa senza chiedere prima alle persone che ci abitano – ha detto una residente – ma la città la formano anche quelli che vivono e subiscono certe situazioni». Un’altra componente del comitato ha parlato di una convivenza quotidiana con bivacchi, ubriachezza e criminalità: «Siamo a pochi metri da piazza del Popolo e conviviamo con degrado e paura. Nei nostri giardini troviamo bottiglie e rifiuti, e diverse attività stanno andando via». Alle proteste ha replicato l’assessore Muzio distinguendo il piano della sicurezza da quello della pianificazione urbana: «Il mio ruolo è progettare e pianificare. Stiamo lavorando su una parte di via Don Morosini, fuori dalla zona rossa e senza vincoli, che consente interventi più rapidi. Per il resto della zona si sta lavorando a interventi di decoro e rigenerazione». Ha inoltre ricordato che problemi di fragilità sociale e degrado non riguardano solo Latina ma molte città.
Le direttrici del piano
Il masterplan è stato quindi illustrato dai progettisti, in particolare dall’ingegnere Emilio Ranieri, che ha evidenziato alcune criticità strutturali della città su cui si è agito: un centro storico geometrico circondato da espansioni periferiche poco pianificate, una mobilità fortemente automobilistica e spazi pubblici frammentati, con assi viari ampi ma poco qualificati dal punto di vista pedonale. Tra le priorità indicate il recupero dell’ex mercato annonario, la riqualificazione dell’asse di corso della Repubblica fino a Palazzo M e la rigenerazione dell’area esterna del palazzo delle Poste. Tra le azioni previste il recupero degli assi urbani originari, l’introduzione di nuove funzioni collettive – abitare, sport, cultura, studio e tempo libero – e il rafforzamento del verde urbano. «Vicino piazza del Popolo ci sono circa ventimila metri quadrati di spazi inutilizzati – ha spiegato Ranieri – e il lavoro dovrà partire anche da queste direttrici». È stata inoltre citata il ruolo del Demanio per progetti su immobili statali come Palazzo Key. Nel dibattito non sono mancati rilievi tecnici. L’architetto Paolo Costanzo ha ricordato l’esistenza dei piani di recupero già approvati  chiedendo che vengano presi in considerazione nel masterplan. Il dirigente Paolo Cestra ha precisato che quel materiale è stato utilizzato come base di partenza per l’impostazione del lavoro. La giornalista Emanuela Gasbarroni ha invece evidenziato l’assenza di dati aggiornati sulla popolazione residente e sulle attività economiche del centro, sottolineando anche la necessità di percorsi partecipativi più strutturati e di un riferimento più esplicito al polo culturale dell’area del teatro.  Giuseppe Pannone ha richiamato l’importanza delle relazioni tra centro e territorio, osservando che nel piano non emerge ancora con chiarezza il collegamento con i borghi e con il resto della città mentre Oriana Ciaccio dell’Urban center ha parlato dell’importanza dei processi partecipativi. L’ingegnere  Stefano Rocco ha osservato che il piano non tiene pienamente conto della pianificazione vigente, ricordando che nel centro storico resta in vigore il piano Frezzotti.
Strategie senza effetti
Ranieri ha quindi precisato che il documento presentato non è un piano particolareggiato né interviene sulle norme urbanistiche del PRG: si tratta di un piano strategico che definisce indirizzi generali.
Il rischio, però, è che sia l’ennesimo grande progetto rimasto sulla carta o nei cassetti del Comune: dai concorsi per piazza del Popolo alle proposte per la Marina, passando per idee mai realizzate come la biblioteca progettata da Stirling o i progetti di Jean-Michel Wilmotte. Alcuni temi, inoltre, tornano anche oggi: il recupero del mercato annonario, Palazzo M, il verde urbano.
Il masterplan di Femia prova a distinguersi da quelle esperienze proponendosi non come un progetto isolato ma come un quadro di linee di indirizzo per dare una nuova visione. Basterà a trasformare davvero il centro storico o è l’ennesimo buco nell’acqua?