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Referendum giustizia, il voto dei Comuni: vince il Sì ma con grosse sorprese

Aprilia, Formia e Gaeta scelgono il No. Latina e Terracina trainano il Sì: affluenza oltre il 57%

Referendum giustizia, affluenza in provincia al 57,53%

Il referendum sulla giustizia consegna alla provincia di Latina un risultato chiaro nei numeri, ma articolato nella lettura politica. Il Sì si impone con il 53,85%, superando il No fermo al 46,15%. In termini assoluti sono oltre 134.370 i voti favorevoli contro i 115mila contrari.

Un esito che certifica la prevalenza del Sì nel complesso del territorio pontino, ma che allo stesso tempo evidenzia una geografia del voto tutt’altro che uniforme.

A fare notizia è soprattutto il risultato in alcuni centri chiave dove si è affermato il No. Tra questi spicca Aprilia, città commissariata dopo lo scioglimento per infiltrazioni mafiose, dove l’elettorato ha bocciato la riforma. Un dato significativo anche alla luce del contesto politico locale, segnato da difficoltà organizzative nel centrodestra e da una maggiore mobilitazione del fronte del No.

Ancora più rilevante, sul piano politico, è il risultato di Formia e Gaeta, entrambe amministrate da coalizioni di centrodestra ma orientate verso il No. Un segnale che suggerisce come il voto referendario abbia seguito dinamiche autonome rispetto agli equilibri amministrativi locali.

Di segno opposto, invece, il dato nei principali centri dove il Sì ha prevalso in maniera più netta. Nel capoluogo Latina il consenso supera il 54%, mentre a Terracina arriva al 58%. Risultato significativo anche a Cisterna, guidata dal Partito democratico, dove il Sì si afferma con oltre il 58% dei voti. Favorevole alla riforma anche l’esito in altri comuni come Pontinia, Priverno, Minturno e Roccasecca dei Volsci.

La partecipazione al voto, con un’affluenza complessiva superiore al 57%, conferma un buon livello di coinvolgimento degli elettori.

Il quadro che emerge è quello di una provincia che, pur esprimendo una maggioranza favorevole alla riforma, resta divisa al suo interno, con differenze evidenti tra territori e con un voto che, ancora una volta, non segue schemi politici rigidi ma riflette dinamiche locali e capacità di mobilitazione.

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