Aveva annunciato il giorno della sua presentazione in Comune che avrebbe portato un po' di efficienza emiliana a Latina avviando la collaborazione con dipendenti e dirigenti e snellendo le procedure, lei che a Reggio Emilia era stata segretario e direttore per un solo anno prima di approdare nella cerchia del Bene Comune e nella città destata dal torpore di venti anni di centrodestra monolitici. Ma la Rosa preferita del sindaco Coletta, l'avvocato Iovinella residente a Cisterna a far la spola come segretario tra i Comuni dell'alto Lazio, di spine ne ha già disseminate parecchie nel suo percorso a piazza del Popolo. Tanto da spingere il decano della squadra e l'ispiratore della riorganizzazione degli uffici e della struttura Antonio Costanzo a dimettersi, e poi a dire di lei: "Sono stato delegittimato nel mio ruolo e nella dignità personale e ho subìto l'invasione del direttore generale che ha sovrapposto i suoi ruoli".

I contrasti con l'assessore

Eppure era stato proprio Costanzo a difendere, e poi a pagarne le conseguenze in prima persona, il triplice ruolo dell'avvocatessa di Caserta, super manager del Comune con un incarico da quasi 140mila euro l'anno, segretario e direttore generale e anche responsabile dell'anticorruzione e della trasparenza con l'aggiunta delle funzioni antimafia e di responsabile dei procedimenti disciplinari nell'ultima macrostruttura approvata. Praticamente un controllore di se stessa e accentratrice sia di funzioni manageriali a capo dell'organigramma dirigenziale sia di deleghe di controllo sulla trasparenza. Nell'epoca della spending rewiev e della lotta agli sprechi e ai poltronifici il Comune ha previsto il doppio ruolo aggiungendo al segretario la funzione di direttore generale con doppia indennità. Nulla questio pensando ad un Comune da risollevare e a un controllo di gestione da applicare rigidamente per rimettere in moto la macchina dirigenziale. Peccato però che proprio sul controllo, l'efficienza della macchina e il raccordo tra filiera politica e gestionale il Comune abbia arrancato e le responsabilità a cui era attesa la super manager siano rimaste sulla carta: Iovinella si è affrettata a predisporre tutto per le assunzioni 110 ma non è stata disponibile, finora, ad assumersi pieno onere sugli atti e a siglare il parere di conformità su un macigno come l'azienda speciale, chiesto a gran voce dall'opposizione. Carta bianca sì, ma a responsabilità personale ridotta, il meglio che si potesse ottenere. Il suo poi doveva essere un ruolo ponte tra politica e gestione e di costruzione nel creare le condizioni per una struttura meno burocratica e con dipendenti motivati, ma su questo fronte per ora sono maturate solo fratture interne e polemiche.

Il precedente di Rieti

A partire dai rapporti con l'opposizione che a Latina non l'hanno digerita dall'inizio. Ed è una situazione in fotocopia con simile a quanto avvenuto a Rieti due anni fa dove Rosa non ha lasciato commenti entusiasti dalla parte dei banchi di minoranza. In quel caso a contestarla, e con una visione ovviamente parziale a cui poi replicò con una difesa il Comune, c'erano i consiglieri comunali di una lista civica e di Fratelli d'Italia e Forza Italia che scrivevano: «Ha lasciato una macchina amministrativa sgangherata, dove è stata rasa al suolo un'intera dirigenza attraverso un tribunale dell'inquisizione creato ad hoc per far spazio ad una pletora di articoli 110 certamente più disponibili ad obbedire agli ordini di scuderia. Azzerate tutte le posizioni organizzative secondo la sinistra logica dell'appiattimento verso il basso e distribuite a pioggia risorse per le specifiche responsabilità, che di specifico non hanno assolutamente niente. E non pervenuto alcun tipo di coordinamento tra settori e fra dirigenti».

Intoccabile, aspettando Abc

Qui a Latina nel frattempo Iovinella ha rafforzato la sua posizione personale confluita nell'elaborazione di una macrostruttura piramidale modellata sul ruolo predominante della direzione generale e con la frammentazione dei servizi, oggetto delle contestazioni di Costanzo. Per ora inascoltate, come tutti i richiami alla prudenza arrivati dentro e fuori Lbc. "Lasciatela lavorare" è stato il senso sottaciuto dietro la scelta di gestire nel silenzio la vicenda dell'assessore dimissionario e la contrapposizione con lei. Un mese prima delle dimissioni in una sera di mezza estate si era consumata in verità la prima resa dei conti all'interno del movimento, ma ad avere la peggio è stato l'assessore. Tensioni che ancora bollono: in Lbc la spaccatura su di lei sussiste ed una parte, che in molti identificano in Di Trento, Costanti, Capirci e Bellini, non vedrebbe di buon occhio le mosse dell'avvocatessa nell'ultimo anno. Equilibri fragili ma da mantenere in vista della sfida prioritaria dell'azienda speciale. Per ora la super manager è intoccabile.