Nuovo attacco del capogruppo di Fratelli d'Italia Nicola Calandrini al presidente del Consiglio Massimiliano Colazingari. "Il Presidente del Consiglio Comunale Colazingari continua ad interpretare il ruolo di  mero supporto – stampella - alla maggioranza e non garantisce le prerogative dei Consiglieri Comunali e del Consiglio Comunale nella sua funzione di controllo rispetto sia alla Giunta che agli altri organi dell'Ente. Non è il Presidente dell'Assemblea ma il garante della sola maggioranza consiliare. Oggi nella Conferenza Capigruppo dopo aver deciso -  fuori dalle regole della ritualità – di richiedere un parere preventivo sulla proposizione della mozione  proposta da consiglieri comunali del gruppo FdI - Lista Calandrini che investiva direttamente il ruolo del Segretario Direttore Generale  - ha deciso  di non inserire all'ordine del giorno del prossimo Consiglio Comunale la mozione di una parte dell'opposizione adducendo il  parere del Dirigente del servizio relazioni istituzionali sulla "ripetitività" della mozione stessa . L'assunto era: siccome già se ne è discusso "si ritiene" che non se ne puo' discutere di nuovo. Tra l'altro il parere del Dirigente è pieno di "buon senso" (sic!) ma priva di qualsiasi riferimento normativo. Di fatto la tesi di Colazingari è: se hai posto la mozione di sfiducia al Sindaco una volta e l'assemblea l'ha bocciata non si può più ripresentare, diventa un tabù ….. per sempre ….. con la buona fine delle regole  della democrazia. Capisco tutto, ma ora si rasenta il ridicolo in un ambito dove invece è necessario mantenere alto il livello di guardia sulle regole democratiche. Ricordo a me stesso (farlo a Colazingari potrebbe rivelarsi inutile) che questa assemblea ha la pienezza della funzione di controllo rispetto all'amministrazione, controllo non una volta per sempre, ma continuo per i 5 anni del mandato. Il Presidente del Consiglio non puo', ma deve inserire all'ordine del giorno dell'assemblea tutte le mozioni, e non esistono mozioni "scadute" o mozioni "tabù'" o mozioni da "ne bis in idem". Che il presidente del consiglio  chieda pareri per giustificare, di fatto, la cancellazione della funzione di controllo dell'assemblea non è previsto da alcuna normativa. Siamo forse al "furto" di funzione; il presidente del Consiglio Comunale sta negando l'agibilità politica dell'assemblea da lui presieduta, e di fatto offendendo la città che questa assise rappresenta nella pienezza delle sue funzioni. L'abnormità della condotta evidenzia, in sé, un cattivo esercizio delle funzioni presidenziali che sembra  sempre più denotare l'insussistenza di indipendenza dalla Giunta Comunale, che non è in grado di fornire spiegazioni del perché un segretario comunale non debba verificare e quindi attestare la conformità a leggi e regolamenti degli atti di questa amministrazione comunale. Per questo comportamento ritengo inutile partecipare alle conferenze capigruppo visto che il presidente ha dimostrato di non essere in grado di garantire il minimo rispetto delle regole della democrazia, dimostrando di  offendere la dignità dei gruppi consiliari".