Un contenzioso durato 54 anni espone il Comune di Aprilia a una denuncia per danno erariale alla Corte dei Conti e costringe la Regione a nominare un commissario ad acta, perché l'ente di piazza Roma sul caso dell'esproprio del terreno degli eredi Cossettini del 1964, è rimasto in silenzio anche a fronte di una sentenza esecutiva emessa a marzo 2017 dal Tar del Lazio che dava ragione al privato in merito alla contesa del terreno dove venne realizzata via Isonzo. Era la fine degli anni '60 quando il Comune, per dare risposta ai problemi di traffico tra via dei Lauri e via delle Margherite realizzò via Isonzo, via Piave, via Tagliamento e una porzione di via dei Mille. L'atto di riferimento è la delibera di consiglio 73 del 3 giugno 1964, con cui il Consiglio comunale si pronunciò a favore dell'acquisto del terreno edificabile di Pietro Cossettini, un lotto di 435 mq pagato al prezzo di 2 mila lire al mq, per un importo totale di 870 mila lire. Strade realizzate, ma senza completare mai le procedure di esproprio e la battaglia dei Cossettini, portata avanti fino al 14 agosto 2006 dal figlio Franco – storico vigile urbano di Aprilia – alla sua morte è stata proseguita dagli eredi.
L'ultimo capitolo di questa assurda vicenda ereditata dall'attuale amministrazione, è stato scritto proprio dalla giunta Terra, che ha ignorato l'istanza trasmessa il 16 dicembre 2015 per avviare e concludere le procedure di esproprio dei terreni di loro proprietà.
Così la famiglia Cossettini, difesa dall'avvocato Alessandro Pace, nel 2016 ha promosso un ricorso presso il Tar di Latina, chiedendo l'annullamento del silenzio serbato dall'amministrazione e contro l'inadempienza di quella istanza. La prima sezione del Tar di Latina, presieduta da Carlo Taglienti e composta dai magistrati Antonio Massimo Marra e Roberto Maria Bucchi, il 23 marzo 2017 ha accolto il ricorso della famiglia, dando al Comune 60 giorni di tempo per procedere alla conclusione dell'acquisizione. L'inerzia dimostrata dal Comune di Aprilia a fronte di una sentenza esecutiva, ha costretto la Regione Lazio a intervenire il prima persona, nominando commissario ad acta il geometra Moreno Tuccini per dare seguito alla sentenza del Tribunale. Dalla corrispondenza intercorsa tra Comune e Regione, cui fa riferimento la delibera pubblicata sulla gazzetta ufficiale, alla specifica richiesta trasmessa il 19 maggio 2017 dalla Regione, il Comune con le note del 6 ottobre 2017 e 3 giugno 2018, ha risposto di aver impugnato la sentenza davanti al Consiglio di Stato, che si pronuncerà il 3 maggio 2018. Il Comune però non ha chiesto di sospendere la sentenza che resta esecutiva e obbliga la regione a esercitare i suoi poteri sostitutivi. Il commissario ad acta dovrà trasmettere gli atti al Tar e alla Corte dei Conti. «La nomina del commissario ad acta - si legge nel documento ufficiale della Regione – configura una responsabilità per danno erariale per i maggiori oneri procurati alla pubblica amministrazione e comporta l'obbligo di denuncia a carico dei comuni inadempienti». Del resto le procedure di esproprio rimaste in sospeso, hanno messo non poco in difficoltà la pubblica amministrazione. «Abbiamo risolto in maniera favorevole il caso dei terreni del parco di via dei Mille e della scuola Isole – spiega l'assessore Mauro Fioratti Spallacci - ma restano in sospeso procedure legate ai terreni Asl di via Giustiniano, le case popolari di via Mascagni e molti altri atti mai regolarizzati nei decenni».