L'amministrazione Terra di pagare l'indennizzo milionario alla Flavia '82 non vuol proprio saperne e si dice pronta a proseguire fino alla Cassazione la battaglia legale contro la ditta di costruzioni ormai fallita. Eppure la prima sezione civile del Tribunale di Latina, con la sentenza del 23 febbraio scorso parla chiaro: il Comune si è ripreso i 91 immobili di via Inghilterra dopo aver rescisso il contratto per la mancata esecuzione delle opere pubbliche previste dall'articolo 17 della Convenzione stipulata nel 1990, ma quell'articolo non pregiudica affatto il diritto della società Flavia '82 a incassare l'indennizzo, calcolato in 3 milioni 240 mila euro. Di più. Alla Flavia il Comune dovrà corrispondere anche gli interessi della domanda al saldo, che pagando subito avrebbe potuto risparmiare, pari a oltre 300 mila euro e altri 40 mila più iva per le spese di giudizio. Secondo il giudice monocratico Concetta Serino, se la rescissione contrattuale era legittima, le ragioni per le quali i vincoli legati alla convenzione sono venuti meno non giustificano il mancato pagamento della somma. Il sindaco Antonio Terra però, alla luce della sentenza, non ha dubbi. «Ricorreremo in appello – afferma il primo cittadino di Aprilia – arriveremo fino alla Cassazione, se ciò sarà necessario, nella speranza di poterci interfacciare in futuro con giudici più attenti». Che quella adottata da Terra sia una strategia politica per spostare il problema economico a dopo le elezioni e forse a carico di un'altra amministrazione? Di sicuro, pur avendo avuto torto su tutta la linea secondo il giudice, l'amministrazione è convinta di non dover pagare al privato nemmeno un centesimo. «Questi signori – accusa Terra – avrebbero dovuto realizzare un mercato rionale e una piazza alla 167 per il quartiere Toscanini e nulla di tutto ciò è stato fatto, tanto che questa amministrazione ha appena chiesto un finanziamento allo Stato per completare quelle opere. Le altre cause, dinnanzi al Tar e al Consiglio di Stato le abbiamo vinte tutte e siamo disposti ad andare fino in fondo».
Se non sono sfuggite al giudice le ragioni del Comune, che già nel 2003 con la giunta Meddi si apprestava a interrompere la convenzione per quella inadempienza, la dottoressa Serino non ha potuto fare a meno di annotare che la clausola legata alla mancata realizzazione delle opere non annulla il diritto all'indennizzo, esplicitamente previsto dalla convenzione. Diritto che sarebbe venuto meno invece, qualora la Flavia '82 avesse violato gli articoli 8, 9, 10 e 11 di quella convenzione, come la giunta D'Alessio aveva sostenuto rifiutando alla società il pagamento chiesto il 5 agosto 2010. Quegli articoli però secondo il giudice non sono stati violati, né ciò emerge dalle varie sentenze, tra cui quella del Tar del 2005. «Non dimentichiamo – aggiunge il sindaco – che da questi signori abbiamo ereditato una serie di immobili già occupati». Anche a tal proposito il giudice ha voluto dire la sua, rigettando la richiesta di risarcimento del Comune, perché «l'asserita e non provata occupazione degli immobili che avrebbe determinato la compromissione del diritto al godimento del Comune non può certo essere imputata alla società cooperativa, in quanto la stessa ha proceduto alla vendita e alla assegnazione come previsto in convenzione, ed era onere del Comune, qualora avesse avuto interesse, ottenere il possesso dei beni e attivarsi per la restituzione di essi, se occupati da terzi». La scelta politica di Terra però è contrastare il privato fino alla fine, anche se ciò potrebbe voler dire pagare molto di più.