Ora che i piani sono definitivamente annullati e non recuperabili, qual è il destino urbanistico della città di Latina. Nel commentare la decisione del Tar, il presidente provinciale di Idea Gianluca Di Cococ non ha dubbito: «Un nuovo Prg che abbia come mantra, un patto di solidarietàà tra pubblico e privato». Piano regolatore generale. Eccola la parolina magica che tanti hanno paura di pronunciare. Secondo Di Cocco è l'unica strada che ha davanti Latina. «Il futuro deve essere progettato. Siamo fermi alla fotografia del Piano adottato nel 1971. Sono trascorsi 47 anni, il territorio si è modificato, la città è cresciuta le esigenze almeno quadruplicate. Latina si è sviluppata in varie direzioni, quella che un tempo era piena zona agricola, su alcune direttrici, vedi ad esempio via Isonzo, è divenuta città, unendo di fatto, la zona Don Sturzo , con Borgo Isonzo, l'asse di via Piave di fatto è divenuto un asse di tipo commerciale che si inserisce nella variante di Borgo Piave e via dicendo, tutto questo va inglobato in un piano complessivo, studiato e regolamentato. Il nostro centro storico è stato depauperato di ogni peculiarità, la istituzione della Ztl, senza una progettualità , ma con il solo fine di non fare entrare le auto in centro storico, senza creare un interesse che porti nella Piazza principale della città possibili fruitori, ha creato un deserto, scelta resa ancora più infelice dopo lo spostamento di vari uffici del nostro Comune».
Ma questo nuovo Prg deve essere partecipato, il più possibile. «Storicamente il Piano è stato sempre vissuto come calato dall'alto dall'ente pubblico che decide, vincola, impone magari in base alle convenienze del politico di turno. Serve un piano con delle regole chiare, non soggette a interpretazioni anche arbitrarie, che spesso finiscono per premiare il furbetto di turno ampliando il senso di sfiducia del cittadino verso le istituzioni.
Per questo - conclude Di Cocco - credo che un nuovo Piano debba proporre una relazione virtuosa tra pubblico e privato che ha come obiettivo un nuovo modello di città in cui l'Ente pubblico avrà un ruolo di regia e di garante del rispetto delle regole, che sono chiare, semplici e adattabili alle varie esigenze, se convergenti verso gli scopi comuni. Al privato invece sarà dato il compito di realizzare i vari tasselli di cui è composto il Piano nel rispetto delle regole date e condivise. Un sistema per far partecipare il privato alla realizzazione di servizi, di attrezzature d'infrastrutture per i cittadini tutti che altrimenti l'Ente, per mancanza di fondi, non potrebbe realizzare».