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L'attacco

Porto del Circeo, «dal sindaco risposte che non sono veritiere»

Nuovo affondo dei consiglieri comunali di minoranza dopo la sentenza del Consiglio di Stato

Porto del Circeo, «dal sindaco risposte che non sono veritiere»

Una «risposta non veritiera» quella del sindaco Giuseppe Schiboni all'interrogazione sul porto di San Felice Circeo. È quanto sostengono i consiglieri di minoranza Eugenio Saputo, Egidio Calisi e Luciano Magnanti, che ieri sono tornati sull'argomento con una nota che è stata inviata per conoscenza anche alla Procura regionale della Corte dei Conti.

Alla base della pronuncia del Consiglio di Stato, l'illegittimità dei titoli concessori affidati senza gara. I consiglieri scrivono che quindi la delibera consiliare con cui nel 2014 si dichiarava un interesse pubblico a svolgere un ruolo strategico e propulsivo per il completamento del porto, «con conseguenti necessari riesame e revoca di precedenti atti incompatibili con il sopravvenuto prevalente interesse pubblico», costituirebbe il principio che impone al Comune di verificare la legittimità delle concessioni rilasciate alla cooperativa Circeo 1°.
«L'amministrazione - scrivono - anziché ottemperare alla sentenza procedendo alla verifica di legittimità delle concessioni e all'eventuale revoca delle stesse, ha addirittura strumentalmente revocato con delibera consiliare 69 del 2018 la delibera 1 del 2014». Un atto, quello del 2018, per il quale pende ricorso al Tar presentato dall'associazione Lapis.
«Sotto altro profilo, - concludono - i sottoscritti consiglieri rilevano la non veritiera affermazione del Sindaco, laddove nella nota in argomento ha affermato "tant'è vero che la stessa precedente Giunta di cui erano parte i sottoscritti consiglieri nulla ha ritenuto di attivare"; la falsità di tale affermazione è di tutt'evidenza posto che la sentenza del Consiglio di Stato è stata pubblicata il 13 luglio 2017, due mesi dopo che i suddetti consiglieri erano scaduti dalla carica di amministratori del Comune».

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