Trentanove anni e nessuna candidatura politica all'attivo, ma una militanza che parte nel 2009 in un altro movimento e prosegue dal 2011 con CasaPound Italia.

E' questo Mario Eufemi, sposato con la moglie Linda, laureato in economia e commercio e ora anche candidato sindaco di Nettuno per il movimento della tartaruga frecciata.

A presentare la sua discesa in campo, accanto al referente per Anzio e Nettuno, Daniele Combi, c'erano il segretario nazionale Simone Di Stefano  e il vice presidente nazionale Andrea Antonini. «Prima di iniziare - ha esordito Combi - voglio salutare il reduce del battaglione Barbarigo, Ennio Appetecchia, che oggi è qui con noi».

Lungo applauso e poi la parola è passata a Di Stefano, il cui intervento ha avuto un respiro nazionale: «Oggi la politica è sotto ricatto, le posizioni cambiano col passare dei giorni, si cambiano quando ci sono le elezioni o si va al governo. Ma questo tipo di politica non è fatto per noi. Questa sede ha un nome importante, Barbarigo, e ci ricorda quando il nemico era chiaro e visibile davanti a noi. E oggi quel nemico è il sistema economico e di non valore, del modo di intendere l'essere umano. Oggi il nemico è subdolo, nascosto, si trova ovunque. Assume sembianze di amici o di un politico simpatico, ma noi siamo qui per ribadire la nostra posizione per una nazione sovrana, libera e indipendente. Una nazione libera di amministrare l'economia nell'interesse del popolo, con una propria moneta e libera dall'Unione Europea, gabbia da cui bisogna uscire. Una gabbia che non può essere riformata come affermano Salvini e Meloni, che vogliono cambiare l'Unione con gente attraverso cui non è possibile. Da anni abbiamo questa posizione e non la cambieremo. Ricordo quando Salvini andava in giro con magliette che riportavano 'Basta Euro' e aveva una retorica forte contro l'Unione Europea. Poi, una volta al governo, si piega la testa, si fa riportare il deficit al due per cento, si parla dell'Euro come una scelta sbagliata ma si dice che ce lo teniamo in tasca. Questi cambi mi sono indigesti».

Un affondo anche sui Cinque Stelle: «Il reddito di cittadinanza sarà una clamorosa sconfitta, non arriverà niente: avrete solo una scheda di plastica con sopra 300-400 euro che si possono spendere solo come dicono loro».

Poi la constatazione finale, prima di passare la parola a Mario Eufemi: «Per tanti italiani Casapound fa rima con assassini, con gente che va a menare i diversi di notte. Ma sul territorio i risultati arrivano, perché ci possiamo far conoscere direttamente e personalmente, senza queste dietrologie e bugie. E quando ci si conosce, tutti capiscono quale grande menzogna è stata raccontata loro: siamo lo scudo e la spada di questa nazione e daremo tutto per difendere l'Italia. Qui a Nettuno il lavoro è iniziato da tempo ed è il momento di raccogliere i frutti: presentiamo un militante che si dà da fare per il territorio da anni».

Ed è quindi toccato a Mario Eufemi parlare delle "battaglie" del passato: dall'aiuto alle famiglie italiane bisognose alle iniziative di recupero dei luoghi urbani, fino al sit-in di 43 giorni davanti agli ospedali "Riuniti" di Anzio e Nettuno per scongiurarne il depotenziamento. «L'ingresso nelle istituzioni sarà un premio che chi ha a che fare con noi ci riserverà alle Amministrative di Nettuno. Questa sarà una tornata elettorale con meno sindaci, ma dobbiamo andare a vedere liste. Vediamole, perché il Pd rinuncia al simbolo per candidarsi comunque. Stanno ammettendo gli errori? O si vergognano? Vi ricordo che saranno candidati in modo occulto nelle civiche, ma in tasca hanno la tessera del partito. Il nostro simbolo, invece, è ben visibile: è la nostra bandiera e non la nascondiamo». 

La chiusura è stata di Antonini: «Nessuno potrà dirci di non aver provato a parlare con tutti. Abbiamo verificato la possibilità di partecipare e una santa alleanza per riconquistare il Comune, ma alla fine giochi di potere e veti incrociati hanno vinto. In attesa che tutti decidano  la squadra migliore che possa vincere o con la quale sia meglio perdere, e questa sembra una di quelle volte, noi lo diciamo: fa più comodo perdere un Comune anziché dire sì CasaPound solo per evitare di dimostrare cosa può fare un sindaco del nostro movimento. Dunque, affrontiamo questa campagna elettorale come una guerra santa: usciamo da qua e rompiamo il c***o a tutti».