Nicola Procaccini ha trasformato la sua esperienza di sindaco negli anni del dissesto finanziario (arrivato suo insediamento nel 2011) in una storia anche personale, un canovaccio da mettere in scena e in un libro, "Il crac. Storia del dissesto più incredibile d'Italia" edito da Innuendo. Martedì sera al teatro Traiano ha dato così la sua versione dei fatti sugli anni bui. Maneggiando un materiale fatto di numeri ma anche di storie. Un "crac" che è stato oggettivamente ricco di suspence. Corredato da un'indagine della Guardia di finanza su 1500 manomissioni contabili, con ombre, inchieste giudiziarie, relazioni dei corti dei conti. Non una verità giudiziaria, che in diversi casi non è mai giunta a compimento. Niente nomi. Il sindaco, che in questi giorni è impegnato nella campagna elettorale per le europee, ha fornito la sua rappresentazione dei fatti, accompagnato solo dalle musiche dei Radio Fillmore, con le note di "Riders on the storm" dei Doors in apertura e quelle di "Walk on the wild side" di Lou Reed a raccontare gli anni dei rifiuti in strada.

Lo ha fatto di monologo in monologo, cardigan scuro, camicia bianca e cravatta nera, tirando fuori da un baule tanti oggetti-metafora. Seduto al tavolino di un bar immaginario (ma nemmeno tanto), Procaccini consuma bevande ma il conto non lo paga mai. «Segna, Tiberio, segna». In tre ore si è andati dal giorno dei dipendenti in assemblea per lo stipendio, alla relazione sulla scrivania ad attenderlo dal titolo: "Dissesto finanziario e discordanze contabili". Dall'imprenditore (impersonato da Mimmo De Rosa) che va a trovarlo in Comune per dirgli che i debiti del Comune gli hanno rovinato la vita, ai viaggi della speranza dal presidente del Consiglio Berlusconi in quei giorni alle prese con lo spread alle stelle (era agosto del 2011) e che trovò solo il tempo per dire al dirigente Ada Nasti: «Lei ha un sorriso bellissimo». Negli intermezzi musicali, le immagini del cantiere ex Desco, scheletro finito in mano alla camorra e ancora sotto sequestro giudiziario, e della piscina comunale, iniziata nel 2008 con i soldi del Coni e mai completata. Gli amministratori di quegli anni, il sindaco Stefano Nardi e la sua maggioranza, non vengono mai nominati. In prima fila, a godersi lo spettacolo, alcuni di quei politici c'erano, martedì.

Gli oggetti-metafora sono importanti. Procaccini usa il Monopoly,«il gioco in cui vince chi fa fallire tutti gli altri» per rievocare le tante aziende fallite a causa dei debiti del Comune. E una busta del latte per raccontare che «nelle buste paga dei dipendenti della Terracina Ambiente, c'era l'indennità del latte, riconosciuta negli anni Settanta perché si credeva che il latte disintossicasse». Una tovaglia verde simula il casinò per raccontare «l'azzardo» degli Swap, i contratti derivati; mentre Carosone e la sua "Tu vo' fa l'americano", assieme a due ballerini di swing, gli vengono in soccorso per raccontare la politica spendacciona, gli sprechi, i debiti contratti con le società di factoring per pagare i creditori, senza poi onorare le rate.

Il pezzo centrale, non poteva non andare al ricordo delle assunzioni "allegre" degli spiaggini nel 2006 con le agenzie interinali. Mentre il momento più cupo arriva col ricordo del suicidio del segretario generale Marino Martino, nel 2009. Procaccini alla fine dello show è ancora seduto al bar. Il cameriere arriva e chiede di nuovo il conto. Non è un conto immaginario. Il bar Grande, che sta sotto il palazzo comunale, negli anni pre-dissesto fece credito al Comune per 73.242 euro. Non vedrà mai un soldo. «Tiberio, i soldi non li ho», dice il sindaco.
Il resto sono i giorni nostri. Il tornado che ha devatato la città, l'invito alla fiducia nel futuro. Il sindaco la sua versione l'ha data. Difficile poterla cambiare dopo un libro. Chissà se qualcuno arriverà a scriverne un'altra, prima o poi. La propria.